Troppi furti in città, Confcommercio Salerno scrive al Prefetto per maggiori controlli
Gli operatori sono vittime di ingenti danni materiali e morali
Redazione Irno24 19/06/2021 0
A seguito dei recenti furti che le attività commerciali salernitane hanno subito nelle scorse settimane, anche in pieno centro, il Distretto Provinciale di Confcommercio Campania ha sentito la necessità di rivolgersi al Prefetto di Salerno, Francesco Russo, attraverso l’invio di una missiva, per comunicare lo stato di preoccupazione tra gli operatori, vittime di ingenti danni, sia materiali quanto morali.
Per quanto espresso, si sollecita l’autorevole intervento al fine di avere una maggiore sorveglianza del territorio per poter rassicurare maggiormente gli imprenditori, pur consapevoli dell’enorme attività di controllo già esercitata dalle forze di polizia, soprattutto durante il periodo del lockdown.
“Esprimendo la nostra forte preoccupazione per la continuità con cui avvengono questi episodi, la nostra volontà di poter collaborare per garantire la sicurezza del distretto e prestare manforte a una categoria già duramente provata” afferma Giuseppe Gagliano, Presidente Confcommercio Salerno.
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Salvatore Riela 08/04/2026
Campania, nuova strategia per l'agricoltura coi Progetti Complessi di Filiera
La Regione Campania inaugura una nuova fase per lo sviluppo rurale con l’introduzione dei Progetti Complessi di Filiera (PCF), strumenti innovativi destinati a rafforzare la competitività del comparto agricolo. Presentati durante il convegno “Fare sistema nelle filiere agricole”, i PCF rappresentano una vera svolta rispetto alle politiche tradizionali, puntando su cooperazione, integrazione e visione strategica. L’obiettivo è superare la frammentazione storica del settore agricolo, favorendo un modello in cui le imprese non operano più isolate, ma come parte di un sistema coordinato e interconnesso.
Al centro dei PCF vi è il concetto di “fare sistema”. Il nuovo approccio promuove la collaborazione tra aziende agricole, trasformatori, distributori, cooperative, organizzazioni di produttori, enti di ricerca e università. Non si tratta più di una filiera lineare, ma di una rete territoriale integrata, capace di generare valore condiviso. Questo modello consente di affrontare in modo più efficace le sfide del mercato globale, migliorando la qualità dei prodotti, l’innovazione e la sostenibilità delle produzioni.
I dati confermano il grande interesse verso questo strumento. A fronte di una dotazione finanziaria di 60 milioni di euro, sono state presentate richieste per circa 148 milioni, coinvolgendo oltre 1.250 attività beneficiarie. Questa risposta dimostra la volontà degli operatori agricoli campani di intraprendere percorsi condivisi e di investire in progetti collettivi. Le filiere coinvolte - tra cui florovivaismo, olivicoltura e zootecnia estensiva - rappresentano settori strategici per l’economia regionale, con la possibilità di ampliare il proprio modello di imprenditoria sul mercato nazionale.
I Progetti Complessi di Filiera si inseriscono nella programmazione CSR Campania 2023-2027, con particolare riferimento all’intervento dedicato alla cooperazione per cibo, filiere e mercati locali. Innovazione tecnologica, tutela ambientale e valorizzazione delle risorse locali diventano elementi centrali per garantire crescita duratura. L’introduzione dei PCF segna un passaggio decisivo verso un’agricoltura più moderna, capace di competere sui mercati nazionali e internazionali. La collaborazione tra attori diversi consente di migliorare l’efficienza delle filiere, ridurre i costi e aumentare il valore aggiunto dei prodotti.
Redazione Irno24 22/08/2022
Coldiretti, cibo come souvenir vacanze per un italiano su due
Oltre un italiano su 2 (56%) in vacanza quest’anno acquista prodotti tipici come souvenir, che si classificano come i preferiti nell’estate 2022, segnata dall’aumento dei prezzi del carrello della spesa, che rende ancora più preziosi i gustosi ricordi delle ferie. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè in occasione del primo grande controesodo delle vacanze, che sono finite per la stragrande maggioranza dei 35 milioni di italiani in viaggio durante l’estate.
Tra le specialità più acquistate primeggiano a sorpresa i formaggi, davanti a salumi, dolci, vino e olio extravergine d’oliva, ma va forte anche il “ricordo virtuale” con quasi un italiano su due (42%) che ha postato sui social fotografie dei piatti consumati al ristorante o preparati in cucina durante le vacanze. L’acquisto di prodotti tipici come ricordo delle vacanze è una tendenza recente, favorita – sottolinea Coldiretti – dal moltiplicarsi delle occasioni di valorizzazione dei prodotti locali che si è verifica nei principali luoghi di villeggiatura, con percorsi enogastronomici, città del gusto, aziende e mercati degli agricoltori di Campagna Amica.
Particolarmente apprezzate sono state infatti le scelte alternative per conoscere – sottolinea Coldiretti – una Italia cosiddetta “minore”, dai parchi alla campagna, dalla montagna fino ai piccoli borghi, che ben il 70%% degli italiani in vacanza dichiara di visitarli, magari anche solo con una gita in giornata. Molto gettonati secondo Terranostra e Campagna Amica i 25mila agriturismi presenti in Italia, spinti dalla ricerca di un turismo più sostenibile, che ha portato le strutture ad incrementare anche l’offerta di attività, con servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, oltre ad attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici o wellness.
Nei piccoli borghi con meno di cinquemila abitanti nasce il 92% delle produzioni tipiche nazionali, secondo l’indagine Coldiretti/Symbola, una ricchezza conservata nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture storiche. La ricerca dei prodotti tipici è diventato un ingrediente irrinunciabile – spiega Coldiretti – delle vacanze in un Paese come l’Italia, che è leader mondiale del turismo enogastronomico, potendo contare sull’agricoltura più green d’Europa con 316 specialità ad indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5450 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 80mila operatori biologici e la più grande rete mondiale di mercati di agricoltori e fattorie con Campagna Amica.
Redazione Irno24 03/07/2026
Green jobs, la sostenibilità apre nuovi sentieri professionali
La sostenibilità aziendale è entrata ormai nel cuore della governance. Per molti anni le imprese l’hanno trattata come un tema reputazionale o come un capitolo di rendicontazione. Oggi coinvolge strategia, finanza, supply chain, gestione dei rischi, relazioni con investitori, clienti, istituzioni e comunità. Ambiente, impatto sociale e governo dell’impresa formano un linguaggio che influenza le scelte quotidiane.
Il cambiamento nasce da più pressioni convergenti. Le normative europee chiedono alle aziende maggiore trasparenza. I mercati valutano rischi climatici, qualità del lavoro, filiere e condotte di governance. I consumatori osservano coerenza e responsabilità. Le banche e gli investitori collegano sempre più spesso credito e capitali alla capacità di dimostrare piani credibili. Anche le piccole e medie imprese sentono l’effetto delle richieste provenienti da clienti più grandi e catene di fornitura internazionali.
In questo scenario, la sostenibilità diventa una competenza organizzativa. Coinvolge chi compila un report e molte altre figure. Coinvolge chi progetta prodotti, acquista materiali, gestisce persone, misura consumi, pianifica investimenti, comunica risultati e presidia i rischi. Le imprese hanno bisogno di figure capaci di tradurre obiettivi ambientali e sociali in processi, indicatori e decisioni. Serve una professionalità che unisca visione e concretezza.
In questo quadro crescono i green jobs, una famiglia ampia di professioni che attraversa settori differenti. Alcuni ruoli nascono direttamente nella green economy, altri cambiano forma perché incorporano competenze ambientali. Servono esperti di gestione sostenibile, energia, normativa, rendicontazione, supply chain, mobilità, innovazione e comunicazione. La sostenibilità crea quindi un mercato del lavoro trasversale, dove profili tecnici e manageriali collaborano con maggiore frequenza.
Le aree di lavoro si moltiplicano, dunque, dalla sustainability manager, ESG specialist, energy manager, al consulente ambientale, responsabile reporting, esperto di finanza sostenibile, fino alle figure dedicate a governance, compliance e transizione energetica. Questi ruoli richiedono competenze tecniche, ma anche capacità di coordinare team diversi. Una politica ESG efficace vive dentro la strategia, nei budget, negli acquisti, nelle relazioni industriali e nella comunicazione al mercato.
I master in sostenibilità ambientale di Sole 24 ORE Business School raccolgono percorsi su sustainability management, energia, ambiente, ESG, finanza sostenibile, comunicazione della sostenibilità e gestione dei processi legati alla transizione. L’offerta intercetta profili che desiderano entrare nel settore e professionisti chiamati a integrare queste competenze nel proprio ruolo.
Un percorso formativo utile deve aiutare a leggere la sostenibilità come leva di gestione pienamente integrata. Significa conoscere indicatori, standard, logiche di reporting, impatti sulla supply chain, rapporto tra investimenti e obiettivi ambientali, ruolo della governance e dialogo con stakeholder. La formazione può fornire questo lessico condiviso, necessario per parlare con direzione generale, finanza, operatività e comunicazione.
Sole 24 ORE Business School aggiunge un’impostazione manageriale, faculty professionale e contatto con aziende partner. In un mercato in cui la sostenibilità produce nuove responsabilità e nuove professioni, la competenza qualificata farà la differenza. Le imprese avranno bisogno di persone capaci di trasformare principi generali in scelte misurabili, sostenibili anche dal punto di vista economico e organizzativo.
La sfida più complessa riguarda l’integrazione. Un piano di sostenibilità produce valore quando entra nei sistemi di governance, nei processi di controllo e nelle responsabilità manageriali. Un obiettivo ambientale richiede dati affidabili, investimenti, ruoli chiari e monitoraggio. Una politica sociale chiede coerenza tra cultura aziendale, relazioni di lavoro e filiera. La sostenibilità diventa credibile quando l’impresa la collega a decisioni verificabili.
Le imprese hanno bisogno di figure capaci di accompagnare il cambiamento anche sul piano culturale. Obiettivi ambientali, indicatori e procedure diventano credibili quando entrano nei comportamenti quotidiani. Per questo la sostenibilità richiede competenze tecniche, ascolto e capacità di coinvolgere funzioni diverse. Per chi costruisce una carriera, il punto decisivo riguarda la capacità di tradurre principi generali in scelte verificabili. Un professionista della sostenibilità collega dati, norme, processi e persone. La formazione specialistica offre strumenti per affrontare questa complessità e rende il profilo più leggibile in un mercato che cerca competenze applicate.