A Salerno un viaggio virtuale nel mondo di Gustav Klimt

Appuntamento dall'8 dicembre al 26 febbraio nella chiesa dell'Addolorata

Redazione Irno24 06/12/2022 0

Dall'8 dicembre 2022 al 26 febbraio 2023, a Salerno, la possibilità di effettuare uno straordinario viaggio nel mondo di Gustav Klimt. Un emozionante percorso interattivo con il patrocinio del Comune di Salerno, promosso dalla ProCulTur e prodotto e organizzato dalla Alta Classe Lab con la Next Event.

Una manifestazione che, nella chiesa dell'Addolorata, nel complesso monumentale di Santa Sofia, condurrà i visitatori nell'affascinante mondo del famoso pittore austriaco, considerato uno dei più significativi artisti della secessione viennese.

Un’esperienza totalizzante divisa tra il reale e il virtuale, alla ricerca di emozioni nuove, insieme all'opportunità di aprire la mente a sensazioni mai provate prima. A completare l'allestimento, anche un'area pronta a lasciare spazio alla creatività seguendo lo stile Klimt, con il novello artista aiutato da tutorial esplicativi, libero di decidere tra il portare a casa il suo disegno o lasciarlo ai posteri che prenderanno parte all'iniziativa.

Per tutti i partecipanti, grazie alla tecnologia VR, l'eccezionale opportunità di immergersi a 360° nei colori e nelle atmosfere dell’artista viennese, vivendo all’interno dei quadri stessi. Con il supporto degli oculus, strumento di ultimissima generazione per il mondo virtuale, si potrà rivivere tutto l'incanto degli scenari che hanno ispirato l’arte di Klimt.

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Salerno, dal cronista Remo Ferrara una "guida pratica al giornalismo"

"Guida pratica al giornalismo" è il primo libro del cronista salernitano Remo Ferrara. L'opera, introdotta da Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Campania, non si pone come manuale accademico né come raccolta di formule teoriche. È, piuttosto, una guida operativa: una vera e propria "cassetta degli attrezzi", pensata per affrontare il mestiere nella sua dimensione quotidiana.

Il testo affronta in modo concreto: la costruzione della notizia secondo la piramide rovesciata; le tecniche di intervista orientate all’approfondimento; il fact-checking strutturato; il mobile journalism (MoJo); i principali profili di rischio legale per chi scrive e pubblica contenuti informativi. "In un’epoca segnata da fake news, comunicati autoreferenziali e pressione costante alla velocità, la vera differenza professionale - commenta l'autore - risiede nel metodo, nella verifica e nella credibilità".

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Terzo appuntamento, il 9 marzo alle ore 18.30, per i “Giovedì del Libro” a Baronissi, con l'avvocato Cecchino Cacciatore che presenterà al Museo FRaC “Il diritto tra le righe (Viaggio alla ricerca della Giustizia nella letteratura)”, edito da Francesco D’Amato.

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La leggenda di Pietro Barliario, mago salernitano

Gli eruditi del Seicento, che per primi parlano di lui, lo chiamano in diversi modi (Barliario, Baliardo, Baialardo, Baliabardo), è stato perfino confuso con il grande filosofo francese Pietro Abelardo, ma la storia è pressappoco simile. Pietro Barliario, maestro di medicina, visse nella Salerno del XII secolo e sviluppò una propensione particolare per la magia e la negromanzia; soggiogando i demoni alla sua volontà, fece costruire il porto di Salerno, lasciato incompiuto per il canto di un gallo sfuggito allo sterminio da lui ordinato; in una sola notte fece innalzare i cosiddetti “archi dei diavoli”, ovvero l’acquedotto medievale che ancora oggi si può vedere tra via Velia e via Arce.

Un giorno, però, due suoi nipoti giovinetti, in assenza dello zio, aprirono di nascosto i suoi libri di magia nera, e ciò che vi era scritto li terrorizzò talmente che caddero morti entrambi; al suo ritorno, Barliario scoprì l’accaduto, e, divorato dal rimorso, bruciò tutti i suoi libri di negromanzia e si rifugiò nel monastero di San Benedetto, dove rimase prostrato in preghiera per tre giorni e tre notti implorando perdono. Alla fine, arrivò la risposta: il crocifisso di legno chinò la testa in avanti in segno di misericordia.

Da allora, Barliario vestì l’abito benedettino e rimase nel monastero, dove morì nel 1149 all’età di 93 anni. Non sappiamo come questa leggenda sia nata: Antonio Mazza, priore del Collegio Medico di Salerno nella seconda metà del Seicento, afferma di aver visto la sua epigrafe funeraria, con scritto in Latino “Questo è il sepolcro di Maestro Pietro Barliario”; il suo contemporaneo Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie e grande erudito, riporta una cronaca scritta dall’abate Roberto di San Benedetto nel 1403 che sarebbe la prima testimonianza in assoluto della leggenda.

Purtroppo entrambe queste testimonianze sono andate perdute, e oggi non ci è così permesso verificarle. Possiamo però dedurre che si tratta di una “leggenda erudita”, cioè una leggenda che non nasce dal basso, dal popolo, ma dalle opere degli intellettuali, e solo in un secondo momento arriva al popolo. È curioso che la leggenda di Barliario sia arrivata fino in Abruzzo, dove si attribuisce ai diavoli, comandati da “Baialardo”, la costruzione della Via Lattea di Casoli (Chieti).

Nell’Ottocento, si aggiunge il particolare che il miracolo del Crocifisso di San Benedetto avrebbe dato origine alla Fiera di Salerno, detta anche “Fiera del Crocifisso”, che si teneva in concomitanza delle due feste del patrono San Matteo, a maggio e a settembre; la prima testimonianza della fiera, però, citata anche da autori del Trecento come Franco Sacchetti, si data però attorno al 1260, cioè più di un secolo dopo la presunta morte di Barliario.

Fino all’Ottocento, inoltre, era in uso anche il detto dialettale che, per dire a qualcuno che ne aveva fatte di tutti i colori, recitava “N’haje fatte cchiù ttu ca Bajalardo”, “Ne hai fatte più tu che Baialardo”. Forse l’unica cosa concreta che ci rimane di questa leggenda è il “Crocifisso del miracolo”, il crocifisso ligneo di XII secolo oggi esposto al Museo Diocesano di Salerno.

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