Posticipo di Napoli-Salernitana al 30 Aprile, si attende ufficialità
L'ipotesi è che si giochi sempre alle ore 15:00, non in contemporanea con Inter-Lazio
Redazione Irno24 27/04/2023 0
Non c'è ancora la comunicazione ufficiale, ma il derby Napoli-Salernitana viaggia verso lo spostamento da sabato 29 a domenica 30 aprile, probabilmente sempre alle ore 15:00 (ma non è da escludere la finestra delle 17:00). Ci sarebbe l'ok del Casms, il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive. Si attende la nota sul portale della Lega.
Alla base della decisione, nell'aria da alcuni giorni, motivi di ordine pubblico, legati alla possibilità che il Napoli conquisti matematicamente lo scudetto; in tal senso c'è da considerare anche il match Inter-Lazio, fissato per domenica alle 12:30 (dunque non in contemporanea al Maradona), da cui dipende il destino dei partenopei.
(Nella foto, l'allenamento di oggi della Salernitana a porte aperte)
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Redazione Irno24 27/09/2023
Una Salernitana disastrosa esce sconfitta 1-0 da Empoli
Brutta prestazione della Salernitana, che incassa una pesante sconfitta ad Empoli nel turno infrasettimanale. Finisce 1-0 al Castellani, con rete di Baldanzi al 34° (i toscani finora non avevano ancora segnato in campionato). Decisamente insufficiente la prova degli uomini di Sousa, apparsi svuotati nel fisico e nella testa.
I padroni di casa vincono tutti i duelli in mezzo al campo ed aggrediscono costantemente i portatori di palla della Salernitana, che non riescono ad imbastire azioni degne di nota. Ochoa è il solito baluardo e scongiura il raddoppio in almeno un paio di circostanze.
L'ingresso finale di Dia è ininfluente, soltanto Cabral prova a dare vivacità ad una squadra lenta e senza idee, ma colpisce ancora una volta il palo, nelle battute conclusive, con un tiro ad effetto. Sabato sera contro l'Inter sarà durissima.
Andrea Montinaro 25/01/2024
Salernitana, errori macroscopici ma la fiamma della speranza è accesa
“L’occasione è come un treno in corsa, se non la prendi al volo, se ne va e non torna più”. Se l’immagine di un triste e rassegnato Antonio Candreva, nel post-gara contro il Genoa, potesse essere un quadro, probabilmente le parole del celebre scrittore inglese George Gissing farebbero da giusta cornice e la firma d’artista formerebbe il nome dell’US Salernitana.
A 4 giorni dall’ennesima, e questa volta forse decisiva, sconfitta contro il Grifone, il tempo non ha alleviato l’amarezza e non ha dissipato il rimpianto, ma ha aumentato la consapevolezza che più di qualcosa in questa stagione non è andata per il verso giusto. Non siamo qui per un inutile e poco costruttivo processo, alla ricerca di un colpevole da portare al patibolo mediatico, bensì per una vera e propria "presa di coscienza zeniana", un’analisi schietta e forse per tratti anche po’ cruda degli errori macroscopici commessi che ci stanno mostrando dettagli sempre più vividi di una realtà, o meglio, di un quadro futuro che dovremo essere pronti ad accettare.
La Salernitana vista contro il Genoa ha dato l’impressione di una squadra che il treno per la salvezza lo avesse già perso da tempo, ma che solo al fischio finale di Orsato abbia preso consapevolezza di ciò. Il presidente Iervolino, la scorsa estate, è incappato nella trappola della superficialità, probabilmente pagando quella che può essere una giustificabile inesperienza nel campo della gestione calcistica, diversa da altri settori di sua competenza: la salvezza in carrozza della scorsa stagione ha messo le famose "fette di prosciutto" sugli occhi di molti e ha tappato le orecchie di quei pochi che avrebbero avuto bisogno di consigli e figure più esperte su determinate e delicate scelte.
I rapporti, già probabilmente incrinati, con Paulo Sousa hanno portato alla gestione di un mercato non coadiuvato con il proprio tecnico e quindi ad un inizio di stagione in netta salita, con poca unità d’intenti e una rosa ritenuta, dallo stesso tecnico portoghese, poco adatta ad affrontare il campionato di Serie A a differenza della precedente. La spinosa "questione Dia" non ha aiutato e la sua mancata cessione (alle cifre che giustamente la società richiedeva) non solo ha tarpato le ali alle liquidità della campagna acquisti, ma ha contribuito alla distruzione di un ambiente di squadra nel quale si è palesato più di qualche animo scontento.
Da qui il mercato troppo azzardato, con il quale non è stata rinforzata una difesa che già si contraddistingueva per essere la terza peggiore per gol presi la stagione scorsa, e soprattutto un attacco, che, oltre al solo e maldisposto Dia, non ha presentato valide alternative per competere in categoria. La reintegrazione in rosa di Simy è il simbolo del fallimento della gestione granata e di una campagna acquisti che ad oggi, 25 gennaio, possiamo definire inadeguata.
Se l’esonero di Sousa è stato per certi versi inevitabile, l’arrivo di Inzaghi sulla panchina è stato lo specchio per le allodole di molti ma, oltre ad atteggiamenti e determinazione ritrovati in molti giocatori, persi e spaesati per lunghi tratti della prima parte di stagione, ha trasmesso e conferito troppo poco sul campo, dove improvvisazione e umore altalenante ne fanno da padroni. Il ritorno in patria di Sabatini è stato il grido d’aiuto, l’ultimo e giusto tentativo del Presidente di provare a voltare pagina, ma la sensazione è che i miracoli accadano una volta sola.
D'altronde, dopo 21 giorni di mercato, presentarsi alla partita spartiacque col Genoa, davanti al proprio pubblico, con Simy unica punta, e il solo Ikwuemesi pronto a subentrare, equivale ad un futuro non roseo; se anche il plurinominato “indice di liquidità” al momento inchioda la sessione di riparazione, non esiste Sabatini o allenatore che tenga, il destino è purtroppo segnato. Anche la statistica parla chiaro: nell’era dei 3 punti, la squadra che occupava l'ultima posizione alla 21a giornata è SEMPRE retrocessa a fine stagione.
Non si tratta di essere negativi o rassegnati, tuttavia interrogarsi e analizzarsi sulle proprie responsabilità è sempre il passo giusto per costruire qualcosa, e questo può coesistere con la fiamma della speranza che è giusto rimanga sempre accesa nel cuore di chi lotta come “l’ultima sigaretta” di Zeno.
Andrea Montinaro 14/06/2024
Si avvicina il ritiro estivo della Salernitana, ancora troppe le incertezze
Dubbi e incertezze aleggiano ancora sul futuro della Salernitana. Siamo al 14 di giugno, a 24 giorni dal ritiro estivo, e i granata sono ancora lontani dal completare le fila dirigenziali e sportive per iniziare, quanto meno, a progettare una stagione che non sembra essere partita sotto i migliori auspici. Dopo gli ultimi poco chiari interventi, Iervolino e l’amministratore delegato Milan hanno continuato a battere la strada del silenzio, nascondendosi dietro il “dito” del lavoro a fari spenti.
Finora, i famosi “fatti” non si sono ancora palesati e la mancanza di chiarimenti non fa altro che alimentare un malcontento sempre più generalizzato. Della scelta dell’allenatore nemmeno l’ombra, giustificabile vista l’assenza sempre più inspiegabile del nuovo direttore sportivo: giorni fa, Petrachi sembrava in pole per ricoprire la carica, ma un affare dato in dirittura d’arrivo si è trasformato in un rebus senza soluzione, nel quale non si comprendono le strategie di una società in evidente difficoltà da mesi.
Al momento, solo il presidente Iervolino è conscio (si spera) della strada intrapresa e nessuno di noi sa a che cosa porterà. Il tempo sta scadendo, l’idea più valida ad oggi sembra essere quella della possibile cessione del club. Della trattativa serrata con Brera Holdings se ne parla da settimane, ma sembra ancora tutto cristallizzato: la sensazione è che la stagione della Salernitana non potrà definirsi iniziata fino a quando non verrà fatta chiarezza sulla questione.
La mancata scelta di un DS non rende chiaro quali saranno i ruoli dell’attuale classe dirigenziale nel futuro prossimo: l'organigramma rimarrà lo stesso? Iervolino cederà e si defilerà? I dubbi sono tanti e solamente una fumata bianca della trattativa con la cordata potrà scioglierli. Ad oggi l’unica certezza è, ripetiamo, la data del ritiro: l’ultima cosa che i tifosi non vorrebbero vivere è il rewatch di un film già visto la scorsa estate con Paulo Sousa, quando la rosa presentata al portoghese, incompleta, non si dimostrò all’altezza delle richieste e degli standard del campionato. Il tempo scorre e il rischio diventa sempre più realistico.