Sbarco a Salerno di 172 migranti, operazioni di accoglienza della CRI

In campo anche i volontari del Nucleo di Protezione Civile del Comune di Salerno e di Baronissi

Redazione Irno24 26/06/2023 0

Nella giornata di ieri si è svolto nel porto di Salerno lo sbarco di 172 persone migranti e, sotto il coordinamento della Prefettura di Salerno, sono avvenute le operazioni di accoglienza ad opera dei volontari del Comitato di Salerno della Croce Rossa Italiana.

In affiancamento all’Asl Salerno, i volontari della CRI di Salerno hanno allestito le tensostrutture e gestito in loco tutta la parte di supporto sanitario, con la collaborazione dalla Protezione Civile regionale per quanto attiene alla logistica.

Come primissima accoglienza, superata la fase della valutazione dello stato di salute, i migranti sono stati accolti e rifocillati, come ormai accade dal 2014, nella sede della Croce Rossa Italiana - Comitato Nazionale, in via dei Carrari a Salerno, ad opera del personale dipendente CRI, coordinato dalla responsabile Daniela Volpe, e di volontari CRI del Comitato di Salerno, coordinati dal Presidente Taurone.

Alle attività di prima accoglienza hanno preso parte i volontari del Nucleo di Protezione Civile del Comune di Salerno, diretti dalla coordinatrice Gina Bassanini, i volontari del Nucleo di Protezione Civile del Comune di Baronissi e i volontari della Croce Bianca di Salerno. I migranti sono ospiti della struttura di via dei Carrari, in attesa di ricevere comunicazione della propria destinazione.

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Andrea Montinaro 16/07/2026

Salerno, prove di reinserimento sociale con l'accordo fra Comune e Carcere

A quasi due settimane dalla sottoscrizione del protocollo d’intesa tra il Comune di Salerno e la Casa Circondariale "Caputo", la questione non riguarda più soltanto l’annuncio dell’iniziativa ma la sua concreta attuazione. Il vero banco di prova sarà capire se i lavori di pubblica utilità previsti dall’accordo riusciranno a diventare un effettivo percorso di responsabilizzazione e reinserimento sociale. L’intesa, firmata a Palazzo di Città dal sindaco De Luca e dal direttore dell’istituto penitenziario, Carlo Brunetti, disciplina la collaborazione tra l’amministrazione comunale e la Casa Circondariale per l’impiego di alcune persone detenute in attività utili alla comunità.

Nella prima fase saranno 6 i detenuti coinvolti. Potranno essere impiegati nella manutenzione ordinaria del verde pubblico, nella cura di parchi, aiuole e aree attrezzate, nella pulizia di strade, piazze e marciapiedi, in piccoli interventi su edifici e beni comunali e nel supporto alle attività sociali, culturali e ambientali promosse dall’Ente. Superato il momento della firma, resta però aperta una questione più ampia e delicata: i lavori di pubblica utilità saranno soltanto uno strumento operativo al servizio della città oppure potranno diventare una concreta realizzazione di reinserimento sociale?

Il punto non è soltanto consentire ad alcune persone detenute di uscire temporaneamente dal carcere per svolgere attività utili. La sfida è comprendere se questi percorsi riusciranno a costruire un rapporto diverso tra pena, responsabilità e comunità, offrendo ai partecipanti competenze, continuità e una prospettiva per il futuro. A richiamare la dimensione sociale del tema è Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libertà personale. "Le carceri italiane - spiega - sono ormai al collasso. I numeri parlano chiaro: a livello nazionale contiamo 64.000 detenuti, 19.000 in più rispetto alla capienza massima delle strutture. In Campania la situazione è altrettanto drammatica, con 8.016 ristretti a fronte di un’eccedenza di ben 2.000 persone".

In questo quadro, il lavoro assume un significato che non può essere ridotto alla semplice utilità materiale dell’intervento svolto. "Chi sbaglia - aggiunge - deve essere privato del diritto alla libertà, ma mai del diritto alla dignità. E la dignità passa inevitabilmente attraverso il lavoro, i progetti socialmente utili, la cultura e l’affettività". È su questo terreno che il protocollo salernitano può assumere un valore più ampio. La manutenzione di un’aiuola, la cura di uno spazio pubblico o il supporto a un’attività sociale non rappresentano soltanto prestazioni pratiche, ma possono diventare occasioni di responsabilizzazione e di restituzione alla comunità. A condizione, però, che siano inserite in un percorso stabile, accompagnato e non episodico. Il rischio, altrimenti, è che iniziative di questo tipo vengano percepite esclusivamente come una forma di manodopera aggiuntiva, destinata al decoro urbano. La sfida è diversa: trasformare il lavoro di pubblica utilità in un ponte tra il carcere e la città, tra l’esecuzione della pena e il ritorno alla vita sociale.

Ciambriello richiama infatti la necessità di costruire un ponte levatoio tra il dentro e il fuori, ricordando esperienze già avviate anche in provincia di Salerno, come quella tra il Comune di Vallo della Lucania e la casa circondariale, oltre ai progetti realizzati nelle province di Caserta e Napoli. Punire non può significare soltanto isolare, ma deve anche voler dire creare le condizioni affinché una persona possa cambiare. "Chi sbaglia - sottolinea Ciambriello - non deve semplicemente pagare, deve poter cambiare". Al centro resta la funzione della pena richiamata dall’articolo 27 della Costituzione: non soltanto una sanzione, ma un percorso che deve tendere alla rieducazione del condannato.

Perché il progetto non rimanga una dichiarazione d’intenti, saranno necessari continuità, tutoraggio e criteri di verifica. Bisognerà valutare quante persone saranno coinvolte nel tempo, quali attività saranno effettivamente svolte, quali competenze potranno essere acquisite e quale forma di accompagnamento verrà prevista al termine dell’esperienza. La firma del protocollo rappresenta, dunque, soltanto il punto di partenza. Da un lato, la città potrà beneficiare di interventi destinati alla cura degli spazi pubblici; dall’altro, il carcere proverà ad aprirsi alla comunità attraverso attività capaci di restituire dignità, responsabilità e prospettiva. La vera misura dell’iniziativa non sarà soltanto il numero degli interventi realizzati, ma la capacità di trasformare questi lavori in un percorso concreto e verificabile. È su questo terreno che Salerno dovrà dimostrare se il reinserimento sociale può superare la dimensione del principio astratto e tradursi in una reale possibilità di cambiamento.

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Redazione Irno24 04/03/2026

Da Salerno la mappatura del disagio giovanile legato al bullismo

Ieri, presso il Centro San Giuseppe nel Quartiere Italia di Salerno, si è svolto un importante convegno di aggiornamento promosso da ANP – Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici e Alte Professionalità della Scuola, che ha rappresentato l’occasione per presentare ufficialmente il nuovo programma educativo “Un goal al bullismo”, ideato dall’Antica Scuola Medica Salernitana APS e gestito dalla Federazione Regimen Salerni, in stretta collaborazione con ANP Salerno.

L’iniziativa, fortemente voluta e coordinata dal presidente provinciale ANP, prof. Claudio Naddeo, Rettore del Convitto Nazionale di Salerno, ha registrato la partecipazione di oltre 200 tra dirigenti scolastici, docenti e operatori del settore educativo. Il progetto “Un goal al bullismo” nasce con l’obiettivo di creare uno strumento strutturato di raccolta e analisi dei dati negli istituti della provincia di Salerno, al fine di realizzare una prima mappatura territoriale del disagio giovanile legato a episodi di bullismo e cyberbullismo, secondo la percezione di studenti e docenti. I dati raccolti saranno analizzati da un gruppo di lavoro composto da liberi professionisti, docenti universitari e insegnanti, con lo scopo di individuare strategie mirate per fasce d’età e aree territoriali. Il progetto è rivolto agli studenti dagli 11 ai 17 anni degli istituti della provincia che aderiranno all’iniziativa.

Come sottolineato dalla prof.ssa Paola Capone, Presidente dell’Antica Scuola Medica Salernitana APS, e da Massimo Carmando, direttore della Federazione Regimen Salerni, l’iniziativa non intende sovrapporsi alle attività già svolte dalle scuole, ma offrire uno strumento conoscitivo preliminare per supportare educatori e dirigenti nella definizione di interventi efficaci. Il progetto partirà con un beta test nella provincia di Salerno, con l’auspicio di una futura estensione a livello nazionale.

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Redazione Irno24 11/12/2025

Raccolta alimentare dei "Salernitani DOC" in favore della Caritas

L’associazione Salernitani DOC annuncia il ritorno dell’iniziativa solidale "Apri il Cuore", la raccolta alimentare dedicata al sostegno delle famiglie in difficoltà seguite dalla Caritas Salerno. L’appuntamento è fissato per sabato 13 e domenica 14 dicembre 2025, dalle 9:00 alle 13:00, presso la sede dell’associazione, situata in Via Bottiglieri, 17.

L’iniziativa rappresenta un momento di concreta vicinanza alla comunità e si pone l’obiettivo di raccogliere beni alimentari di prima necessità (pasta, riso, legumi, prodotti in scatola, olio, farine, biscotti e alimenti per l’infanzia) da destinare a persone e famiglie che vivono situazioni di fragilità economica.

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