Apertura straordinaria dei musei provinciali per San Matteo

Interessati la Pinacoteca e il Castello Arechi

Redazione Irno24 16/09/2021 0

La Provincia di Salerno, in occasione della festa patronale di San Matteo del prossimo 21 settembre, dispone l'apertura straordinaria dei Musei provinciali presenti sul territorio cittadino.

“Abbiamo deciso l’apertura straordinaria – afferma il Presidente Michele Strianese – per la festività di San Matteo, patrono di Salerno, della Pinacoteca provinciale dalle ore 9 alle ore 14 e del Castello di Arechi dalle ore 9 alle ore 16. Cerchiamo di rendere fruibili i nostri spazi museali anche in momenti festivi come questo, con lo scopo di intercettare i flussi turistici presenti sul nostro territorio.

È un impegno che comporta un considerevole sforzo organizzativo vista la forte carenza di personale a cui siamo costretti, ma il nostro patrimonio culturale rappresenta un attrattore importante che vogliamo mettere a disposizione del nostro territorio. Stiamo vivendo un momento di delicata ripartenza economica e noi come Provincia ci siamo”.

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Redazione Irno24 26/04/2021

Dal 18 al 26 Giugno la nona edizione del festival "Salerno Letteratura"

Dal 18 al 26 giugno ritorna Salerno Letteratura, il più grande festival letterario del Sud: nove giorni a cui parteciperanno scrittori, musicisti, attori e artisti italiani e stranieri. L'ideatrice e direttore organizzativo della manifestazione Ines Mainieri, i codirettori artistici Gennaro Carillo, Matteo Cavezzali e Paolo Di Paolo, la responsabile del programma ragazzi Daria Limatola e lo staff storico di Salerno Letteratura hanno progettato un’edizione molto particolare del festival, giunto alla sua nona edizione, con un programma di oltre 100 eventi.

La nuova edizione parte da uno straordinario parterre di scrittori e artisti, a cominciare da Olga Tokarczuk, scrittrice Premio Nobel per la Letteratura, Jhumpa Lahiri, Premio Pulitzer, da Alessandro Baricco a Erri De Luca, da una protagonista della canzone italiana come Nada a Moni Ovadia, da volti popolarissimi come Lino Guanciale e Sabina Guzzanti a un maestro della letteratura contemporanea come André Aciman (autore di Chiamami col tuo nome).

E ancora: Jonathan Coe, Hanif Kureishi, Benjamin Labatut, rivelazione della letteratura internazionale, Guillermo Arriaga; popolari autori italiani come Dacia Maraini, Nicola Lagioia, Lidia Ravera, Daria Bignardi; grandi scienziati come Guido Tonelli e Antonella Viola; l’omaggio a Lucio Dalla di Gino Castaldo e Ernesto Assante, giornalisti-scrittori di primo piano come Ezio Mauro, Francesca Mannocchi, Giovanna Pancheri, Filippo Ceccarelli e Gabriele Romagnoli; importanti studiosi come Eva Cantarella, Ivano Dionigi, Nadia Fusini, Vera Gheno, un compositore e musicologo come Giovanni Bietti ed esponenti della politica volta a una riflessione etica come Luigi Manconi e Luciano Violante.

Il titolo dell’edizione, Le Occasioni, un omaggio al poeta Eugenio Montale a quarant'anni dalla sua morte, sta a indicare la vera natura di un grande festival: non solo un contenitore di eventi, ma un propulsore, un continuo innesco di “occasioni” culturali su un territorio. Occasioni, intanto, di lavoro: tanto più durante una crisi sanitaria che ha costretto moltissimi artisti a fermarsi. Ma occasioni intese anche come opportunità di collaborazione fra figure diverse, di dialogo, di relazione. Salerno Letteratura quest’anno si moltiplica: diventa laboratorio di creazioni, producendo performance e spettacoli che nascono a e per Salerno Letteratura, e che poi saranno portati in giro per l’Italia avendo come partner produttivo il festival.

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Redazione Irno24 17/05/2021

Ciclo di incontri virtuali sui musei salernitani, si comincia il 18 Maggio

“I musei si raccontano” è il titolo della nuova rubrica online realizzata nell’ambito del progetto “Salerno Musei in rete”, percorso di co-progettazione per lo sviluppo dell’offerta culturale cittadina, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Salerno, adottato dalla Regione Campania e curato da Mediateur.

Dal 18 maggio al 7 luglio, il lunedì e il mercoledì alle ore 19.00, sulla pagina fb Salerno Cultura, la rubrica presenterà un ciclo di incontri dedicati ai 15 musei salernitani e luoghi di cultura coinvolti nel progetto, col fine di valorizzare le tante e diverse istituzioni museali presenti sul territorio comunale.

Il primo incontro virtuale si terrà domani, occasionalmente di martedì, per celebrare la Giornata Internazionale dei Musei alla quale Salerno aderisce. Ad ogni appuntamento l’Assessore alla Cultura, Antonia Willburger, dialogherà con responsabili, direttori ed esperti delle realtà museali che condivideranno racconti, curiosità e riflessioni sul presente e il futuro dei musei.

I luoghi della cultura coinvolti:

MUSEO CITTÀ CREATIVA
ORTO BOTANICO GIARDINO DELLA MINERVA
MUSEO VIRTUALE SCUOLA MEDICA SALERNITANA
MUSEO ROBERTO PAPI
COLLEZIONE CERAMICHE ALFONSO TAFURI
MUSEO DEL PRESEPE DI PEPPE NATELLA
MUSEO DIOCESANO DI SALERNO
MUSEO ARCHEOLOGICO PROVINCIALE
PINACOTECA PROVINCIALE
COMPLESSO MONUMENTALE DI SAN PIETRO A CORTE
CASTELLO DI ARECHI
AREA ARCHEOLOGICA DI FRATTE
MUSEO DELLO SBARCO E SALERNO CAPITALE
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PONTECAGNANO
FONDAZIONE EBRIS

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Annamaria Parlato 31/07/2021

Storia e collezioni del Museo Diocesano San Matteo di Salerno

Fra il ‘500 e il ‘600 appaiono progressivamente nuove tipologie di musei, con intenti prevalentemente pedagogici e didattici; esse sono ampiamente rappresentate in ambito ecclesiastico, insieme ai musei scientifici, di cui sono dotati seminari, collegi e altri istituti di formazione legati soprattutto alla Compagnia di Gesù. Subito dopo, sorgono, i Musei delle cattedrali e i Musei dell’opera, con lo scopo di custodire ed esibire opere d’arte e oggetti culturali, generalmente non più in uso, provenienti dalle cattedrali stesse o dalle loro sacrestie.

Alla fine dell’800 e ai primi del ‘900 fanno infine la loro comparsa i Musei Diocesani, analoghi ai precedenti, ma con materiali provenienti anche da altre chiese della città e della diocesi, concentrati in un’unica sede, per salvarli dall’incuria e dalla dispersione. Le prescrizioni della Santa Sede del XX sec. in materia di musei sono indirizzate ai vescovi italiani, ma le stesse si possono ritenere valide per la Chiesa universale. La lettera circolare della Segreteria di Stato del 13 aprile 1923 suggerisce di fondare e organizzare un museo diocesano nell’episcopio o presso la cattedrale.

Molto importante è anche la lettera inviata dal cardinale Pietro Gasparri il 1° settembre 1924, la quale, nel notificare ai vescovi italiani la costituzione della Pontificia Commissione centrale per l’arte sacra in Italia, dispone anche la formazione in ogni diocesi di Commissioni diocesane per l’arte sacra con il compito di formare e ordinare i musei diocesani. È inoltre rilevante la lettera circolare della Congregazione per il clero dell’11 aprile 1971, che dispone la conservazione in un museo diocesano o interdiocesano di quelle opere d’arte e tesori non più utilizzati a seguito della riforma liturgica.

A capo di un museo diocesano di solito vi è sempre un Vescovo Diocesano, il cui compito è quello di coordinare, disciplinare e promuovere quanto attiene ai beni culturali ecclesiastici; per questo si avvale sia della collaborazione della Commissione diocesana per l’arte sacra e i beni culturali sia di un apposito Ufficio presso la curia diocesana. Egli inoltre, presenta ai soprintendenti le richieste di intervento di restauro, di conservazione o autorizzazione, concernenti beni culturali di proprietà di enti soggetti alla sua giurisdizione. Le richieste di intervento riguardanti beni librari vengono presentate tramite il vescovo diocesano, all’ufficio centrale competente del ministero per i beni culturali e ambientali.

La storia del Museo Diocesano “S. Matteo” in Salerno può trovare la sua sintesi nelle origini dell’ex Seminario Arcivescovile, insieme ad Archivio e Biblioteca. L’edificio che si prospetta con la facciata principale sul Largo Plebiscito con un’architettura sobria, classica, ebbe la sua origine nel secolo XVI. Fu l’arcivescovo Gaspare Cervantes (1564-68) a stabilire la costruzione del Seminario, in attuazione del Deliberato del Concilio di Trento. Sorse a settentrione del Duomo, a ridosso delle mura della città, inglobandone parte di esse.

Nel 1731, l’arcivescovo Fabrizio De Capua, per renderlo più idoneo allo scopo, ne dispose la demolizione e la ricostruzione. Nel secolo XIX, l’arcivescovo Michelangelo Luppoli fece sopraelevare un altro piano su parte del secondo e fece rifare la facciata principale. L’8 ottobre 1849, papa Pio IX, insieme al re di Napoli Ferdinando II, visitò Salerno e dal balcone principale del Seminario benedisse il popolo salernitano: l’avvenimento è ricordato nella lapide posta sulla porta d’ingresso della sala d’accesso al balcone.

La legge di esproprio per pubblica utilità del 22/12/1861 restrinse il Seminario a pochi locali; ancora requisito negli anni della prima guerra mondiale e utilizzato come ospedale militare, fu riaperto nel 1919 ed è stato attivo fino al 1980. Dopo il terremoto del 1980, nel 1982 le opere furono chiuse al pubblico ma messe a disposizione degli studiosi e fu creata la prima sede della neonata Soprintendenza ai Beni A.A.A.S. di Salerno e Avellino. Il progetto sulla definitiva sistemazione dell’ex Seminario ha previsto di destinare l’intero primo piano al Museo diocesano, man mano che sono stati restaurati tutti i locali. Dopodichè sono state allestite tre sale in cui è esposta la sezione medievale della raccolta diocesana.

Il museo, in definitiva, fu fondato da Mons. Arturo Capone ed ebbe la prima sede presso il Duomo. Dal 1990 è stato trasferito in Piazza Plebiscito dove ha trovato la sua posizione definitiva. I lavori sulla sistemazione dell’ex Seminario hanno poi stabilito di destinare l’intero piano terra, lungo i portici, alla collocazione del “lapidarium” che in passato era variamente sistemato nell’atrio d’ingresso del vecchio museo; gli ampi saloni interni dell’ex refettorio e delle cucine sono state adibite ed opportunamente attrezzate a laboratori di restauro curati dalla Soprintendenza; la cappella ha ospitato un deposito visitabile di opere d’arte restaurate; le rimanenti sale al piano terra sono state utilizzate per laboratori fotografici, di analisi e studi.

L’ex salone di ricevimento è stato usato come sala per conferenze, mentre i locali sulla sinistra dell’ingresso sono stati destinati alla custodia. I locali disposti sulla verticale dello scalone principale sono diventati uffici e direzione. Il primo piano invece ha ospitato tre sale espositive con manufatti che abbracciano un intervallo compreso tra il sec. IX e il sec. XX. Attualmente vi sono già due sale che espongono la sezione di manufatti medievali e gotico-rinascimentali.

Tra le opere di maggior rilievo vi sono, oltre una ricca raccolta numismatica, la serie degli avori con le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento eseguiti tra la fine dell’XI e la prima metà del XII sec., e le miniature appartenenti originariamente al rotolo membranaceo dell’Extultet della metà del XIII sec. La pinacoteca è composta da quasi 100 dipinti, che rappresentano una notevole sezione della cultura figurativa dell’Italia Meridionale dal XIII al XIX sec.

A partire dall’età angioina, Salerno si era inserita nell’orbita politica, culturale e artistica della corte napoletana; tra i dipinti su tavola provenienti da cultura giottesca o dall’ascendenza senese e martiniana si annoverano tra i più importanti: la Crocifissione giottesca di Roberto D’Oderisio del XIV sec., la Pietà di fattura avignonese, l’Incoronazione della Vergine di Eboli e una piccola tavola con S. Michele Arcangelo di Cristoforo Scacco.

L’adesione alle conquiste rinascimentali della pittura salernitana si evidenzia nelle intelaiature prospettiche di Vincenzo de Rogata, mentre la presenza in alcune tavole di modi umbro-marchigiani introduce alla lettura di Andrea Sabatini da Salerno, il più celebre interprete della lezione raffaellesca dell’Italia Meridionale, di cui si possono ammirare in particolare la Pietà e la Madonna tra i Santi Aniello e Leonardo. Notevole è la presenza della pittura naturalistica come la Giuditta di attribuzione caravaggesca e le possibili attribuzioni nell’ambito della pittura napoletana come il S. Pietro piangente, S. Girolamo penitente, S. Brunone e la Maddalena.

Le opere di cultura barocca e neoclassica sono narrazioni colte, caratterizzate da un’accentuata propensione pittoricistica che prelude, alla rivincita delle istanze classiciste della prima metà del sec. XVIII, con l’interpretazione locale della fortunatissima formula solimenesca. Molte opere del Museo rientrano ampiamente nella storiografia artistica corrente, ma vi sono anche opere poco conosciute che attendono una precisa definizione del loro valore artistico. La scultura è presente con pochi pezzi ma di notevole valore come S. Giuseppe, in legno dorato, ed il S. Martino.

Nei luminosi corridoi di accesso alle sale è stata collocata parte della collezione di monete della Magna Grecia, della Repubblica Romana, dell’Impero Romano e della Zecca di Salerno. Tra le migliaia di monete c’è da segnalare il famoso Follaro di Gisulfo II con la raffigurazione della Opulenta Salernum.

I musei diocesani, con tutte le manifestazioni che vi si connettono, sono intimamente legati al vissuto ecclesiale, poiché documentano visibilmente il percorso fatto lungo i secoli dalla Chiesa nel culto, nella catechesi, nella cultura e nella carità.

Un museo diocesano è dunque il luogo che documenta l’evolversi della vita culturale e religiosa, oltreché il genio dell’uomo, al fine di garantire il presente. Di conseguenza non può essere inteso in senso assoluto, cioè sciolto dall’insieme delle attività pastorali, ma va pensato in relazione con la totalità della vita ecclesiale e in riferimento al patrimonio storico-artistico di ogni nazione e cultura. Deve quindi necessariamente inserirsi nell’ambito delle attività pastorali, con il compito di riflettere la vita ecclesiale tramite un approccio complessivo al patrimonio storico-artistico.

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