Monsignor Bellandi: "Parroci chiudano le Chiese"
Decisione sofferta ma finalizzata ad evitare qualsiasi ulteriore possibilità di contagio
Redazione Irno24 12/03/2020 0
"Dopo ponderata riflessione ritengo di dover prendere la sofferta decisione di chiudere l’accesso alle Chiese della nostra Diocesi. Ciò per evitare qualsiasi ulteriore possibilità di contagio – in quanto sarebbe impossibile la sanificazione continua e permanente degli ambienti – e anche per dare un segnale forte, pur se doloroso, a tutte le persone, affinché rispettino strettamente le limitazioni imposte dall’autorità statale, per il bene comune.
Chiedo, perciò, a tutti i Parroci e responsabili di comunità di osservare, in filiale obbedienza, quanto da me disposto, ovvero di non aprire – almeno fino al 25 Marzo – le porte delle Chiese e, al contempo, di unirsi e far unire tutti in una preghiera comune, magari richiamata dal suono delle campane, ogni giorno alle ore 19.00, chiedendo esplicitamente al Signore, alla Madonna e a San Giuseppe il loro aiuto celeste per il nostro paese e per il mondo intero".
Questo è uno stralcio della comunicazione con cui l'Arcivescovo Bellandi ha annunciato la chiusura delle Chiese nel salernitano.
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Nella fase di ripristino dell’esercizio, pur in costanza dei requisiti di potabilità, potrebbe rilevarsi la presenza di acqua torbida. Il fenomeno è naturalmente superabile lasciando scorrere l’acqua dal rubinetto prima di utilizzarla.
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"Era del tutto evidente che la scelta dei percorsi dedicati ai pazienti Covid positivi e sospetti, l'attivazione di posti di terapia intensiva e sub-intensiva selettivi per gli stessi pazienti non era agevole nei singoli ospedali della provincia di Salerno - si legge in una missiva FUil-Fpl indirizzata al Ruggi e all'Asl - ma la riorganizzazione dei vari presidi ospedalieri dell'ASL e della stessa AOU per assistere i pazienti Covid si è realizzata in estrema confusione, con direttive spesso improvvisate e contraddittorie sugli spazi da attivare per i percorsi dedicati, sulle risorse umane e strumentali da utilizzare in queste aree, sulla modifica dell’organizzazione del lavoro, sul diverso utilizzo delle figure professionali.
La fase che ci accingiamo a vivere deve assolutamente evitare lo scollamento registratosi nella fase 1 tra l'azione incalzante e concreta del Governo Regionale e l’applicazione operativa nei vari territori per cui, come rappresentato in una precedente nota, sarebbe stata auspicabile l’individuazione di un coordinatore Covid per la provincia di Salerno per superare l'improvvisazione e la contingenza delle scelte operative.
Indispensabile e strategica in questa fase è l’integrazione tra ospedale e territorio per costruire un percorso assistenziale che parta dalla presa in carico della Medicina Territoriale con le USCA per il paziente Covid non critico e dal 118 e dalla rete dell’emergenza ospedaliera per il paziente Covid critico fino a delineare i percorsi delle reti assistenziali interaziendali (oncologica, infarto, ictus, materno-infantile, chirurgia) in cui distinguere per ospedali e territori le aree Covid e non Covid.
Tale collegamento funzionale potrà provvedere: 1) alla gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid in isolamento domiciliare e che non necessitano di ricovero ospedaliero; 2) alla gestione domiciliare contatti di caso certo in isolamento fiduciario; 3) alla valutazione domiciliare dei casi sospetti e loro gestione; 4) al ricovero del paziente direttamente nel presidio ospedaliero dedicato Covid in relazione alla disponibilità di posti ed alla rete assistenziale di appartenenza, evitando lo stazionamento delle ambulanze davanti ai P.S. e razionalizzando i tempi di sanificazione dei mezzi di trasporto; 5) a consentire l’assistenza in sicurezza dei pazienti non Covid sia nel sistema della medicina e pediatria di base che delle reti assistenziali interaziendali.
Per il potenziamento dell’attività territoriale appare indispensabile una diffusione estesa dei centri per la pratica dei tamponi, da realizzare sia attraverso i laboratori convenzionati territoriali sia potenziando il sistema USCA. La complessità delle soluzioni da adottare e la celerità delle decisioni da assumere nell’emergenza Covid impongono l’urgenza di costituire una Unità di Crisi Interaziendale tra A.O.U. e ASL, la sola capace di razionalizzare le risorse provinciali a disposizione e di costituire coerenti percorsi assistenziali. In tale contesto la partecipazione attiva delle OOSS consentirebbe all’Unità di Crisi di avvalersi dell’esperienza dei lavoratori che direttamente e quotidianamente si trovano nelle corsie degli ospedali, sulle ambulanze del 118, nella medicina territoriale per continuare a garantire, pur tra mille difficoltà, il diritto alla salute dei cittadini".