"A che servono questi quattrini" al Teatro delle Arti di Salerno
Appuntamento nel fine settimana 7-8 gennaio con la vicenda del Marchese Parascandolo
Redazione Irno24 04/01/2023 0
Dopo la pausa natalizia, si rialza il sipario del Teatro Delle Arti di Salerno, che sabato 7 (ore 21) e domenica 8 gennaio (ore 18) proporrà un classico della commedia napoletana: "A che servono questi quattrini". Protagonisti saranno Valerio Santoro, Nello Mascia, Luciano Saltarelli, Loredana Giordano, Fabrizio La Marca e Ivano Schiavi, per la regia di Andrea Renzi.
Si tratta di una commedia di Armando Curcio, messa in scena per la prima volta nel 1940 dalla compagnia dei De Filippo con grande successo di pubblico. La vicenda ruota intorno al Marchese Parascandolo, detto il Professore, che per dimostrare le sue teorie socratiche, bizzarre e controcorrente, ordisce un piano comicamente paradossale che svela l’inutilità del possesso del denaro.
I biglietti sono in vendita online sul sito Go2 oppure presso il botteghino del Teatro Delle Arti, aperto tutti i giorni dalle 17 alle 21.
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Tre donne per uno stesso uomo, con "Qualcosa in comune" si ride ai Barbuti
Venerdì 28 agosto 2020, alle 21.30, in largo Santa Maria dei Barbuti, nel centro storico di Salerno, per la XXXV edizione della rassegna estiva di teatro "Barbuti Festival", andrà in scena lo spettacolo "Qualcosa in comune", con Nadia Rinaldi, Milena Miconi e Sofia Graiani (ingresso 15 euro www.postoriservato.it).
Anna e Aria non potrebbero essere più diverse. Estremamente tecnologica la prima e totalmente analogica la seconda, sono due figure femminili agli antipodi in ogni settore delle loro esistenze. In amore poi, ognuna ha la sua teoria; Anna è tradizionalmente fidanzata, Aria ha una relazione di complicità con un "amico di letto". Anna tende a non far entrare troppo il fidanzato nella propria vita, Aria punta sulla fiducia e sul raccontarsi e condividere tutto. Anna è un tipo social, Aria non ha nemmeno uno smartphone.
Due così sono destinate ad ignorarsi se non fosse che, destino vuole, i due fidanzati abitino nello stesso palazzo. E che le due s'incontrino/scontrino davanti al portone, una mattina in cui Aria vuole fare una sorpresa al suo compagno. E che sorpresa: scoprono che entrambe amano lo stesso uomo. Una lo vede il lunedì, mercoledì, e venerdì. L'altra il martedì, giovedì e sabato. E la domenica? Ed è così che, dopo un primo momento di sgomento, le due decidono di fargli la peggiore delle sorprese: entrano in casa per fargliela pagare.
Ma le sorprese non sono finite. Ad arrivare è una bella ragazzina, evidentemente "quella della domenica". Ma sarà davvero così? Perché Diego ha tenuto il piede in tre scarpe per tutto questo tempo? E c'è una domanda su tutte, che esce da queste tre donne: perché le donne, le più diverse tra loro, riescono sempre a fare quadrato nel momento del bisogno? Le risposte in uno spettacolo tutto da ridere, sin dalle prime battute.
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"La grande magia" di Eduardo arriva a Salerno dopo tournée di successo
"La grande magia" di Eduardo De Filippo, nell’allestimento firmato da Gabriele Russo, con Natalino Balasso e Michele Di Mauro protagonisti, andrà in scena al teatro Verdi di Salerno dal 19 al 21 marzo (ore 21) e il 22 marzo (ore 18). Lo spettacolo, prodotto da Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, arriva a Salerno dopo una tournée accolta con grande favore da pubblico e critica, che ne ha sottolineato la capacità di restituire la complessità e la modernità del capolavoro eduardiano.
Scritto nel 1948, "La grande magia" è uno dei testi più enigmatici e affascinanti del drammaturgo napoletano, profondo conoscitore dell’animo umano. La vicenda ruota attorno al mago Otto Marvuglia e al suo "numero" più celebre, un trucco che trasforma un gioco di prestigio in un inganno psicologico capace di sconvolgere la vita di Calogero Di Spelta, uomo geloso e fragile che si aggrappa alla magia per non affrontare la realtà. La commedia, che alterna comicità e inquietudine, diventa una riflessione sul bisogno umano di credere in qualcosa che ci protegga dal dolore, sulla forza dell’immaginazione e sulla sottile linea che separa verità e autoinganno.
Federica Garofalo 24/12/2020
La tradizione del Natale a Salerno fra leccornie, "cunti" e rituali
Molti pensano che il Natale vissuto a Salerno non sia altro che quello vissuto a Napoli “in scala ridotta”: in realtà delle differenze ci sono, quello salernitano è un Natale forse più “ancestrale” e “tenebroso”. Certo, anche a Salerno tradizionalmente scendono gli zampognari per la Novena di Natale, i botti fanno parte del paesaggio sonoro dell’ultimo scorcio di dicembre, e nelle pasticcerie (o “spezierie manuali”, come venivano chiamate a fine Ottocento) campeggiano susamielli, roccocò, raffiuoli, mostaccioli, divino amore, paste reali e cassate della tradizione napoletana.
I dolci casalinghi natalizi tipicamente salernitani, tuttavia, sono leggermente più semplici e rustici. Anzitutto le zeppole, ciambelle fritte e guarnite di zucchero o miele, addirittura un’antica credenza vuole che l’esplosione di una zeppola troppo gonfia porti male, e per scongiurare il pericolo si debba sputare nel fuoco e recitare la scaramanzia: “Puzzate jettà ‘o sango!” [“che possiate buttare il sangue”]; poi ci sono i cazuncielli, sorta di panzerotti di pasta dolce ripieni di cacao e castagne e poi fritti e bagnati di miele; e gli immancabili struffoli, forse di origine longobarda data l’origine germanica della parola, palline di pasta fritte e bagnate nel miele, tra l’altro ne esiste anche una versione salata condita con lardo e aglio.
La cena della vigilia di Natale (che comincia circa alle 19) è, come a Napoli, a base di pesce, venduto prima a via Porta di Mare, la cui piazza era chiamata appunto “Pietra del Pesce”, poi a Piazza Flavio Gioia. Il primo piatto sono gli immancabili spaghetti con le vongole (“lupini” prevalentemente) o, in mancanza di queste, con la tipica colatura di alici della Costiera Amalfitana; segue il capitone fritto, la frittura mista di pesce e il baccalà fritto o all’insalata; d’obbligo per contorno l’insalata “di rinforzo” (cavolfiore e sottaceti con olive, capperi e acciughe) e i broccoli di Natale; per dessert, insieme ai dolci sopra nominati, frutta secca a volontà.
Dopo cena, si aspettava la mezzanotte giocando a tombola o a “sette e mezzo”, mentre i bambini ascoltavano i cunti che, dalla bocca della nonna o dell’anziana zia, raccontavano loro storie di spiriti, streghe, diavoli e munacielli; al momento della nascita del Cristo, saranno proprio loro a portare in processione il Bambinello nel presepe al canto di “Tu scendi dalle Stelle”. Una tradizione tipicamente salernitana vuole che le donne compiano un “rituale di purificazione” girando per le stanze della casa con un braciere pieno d’incenso recitando formule propiziatorie.
Eccone una:
Uocchie, maluocchie,
frutticielle all'uocchie;
schiatta 'a mmiria
e ccrepa lu maluocchio.
Maluocchio, maluocchio,
chi tene mmiria pozza schiattare.
Chesta è 'accetta
ca ogne mmale annetta,
chesta è 'a ronga
ca onne mmale stronga.
Uocchio, maluocchio,
ddoje uocchie afferrano,
e ttre uocchie levano;
lu Patre, lu Figlio e lu Spiritussanto!
Fremmate, uocchio,
nu gghì cchiù 'nnanze!
Attenzione però ai bambini che nascono in questa notte: potrebbero diventare lupi mannari!
Per saperne di più: Francesco Maria Morese, L’Eredità degli Antenati, Cosenza, Luigi Pellegrini Editore, 2019.