A Salerno l'Istituto di Poesia Contemporanea, siglato protocollo d'intesa

Accordo fra Comune, Fondazione Gatto e Scabec

Alfonso Gatto

Redazione Irno24 05/08/2021 0

È stato siglato questa mattina un Protocollo d'Intesa tra Comune di Salerno, Fondazione Alfonso Gatto e Scabec per la realizzazione nella città di Salerno dell'Istituto di Poesia Contemporanea.

Il progetto prevede la realizzazione di un archivio di manoscritti permanente, nonché la creazione di un Fondo dedicato alle opere edite e di un Fondo dedicato a materiali inediti della Poesia Contemporanea del Sud ed in particolare della Campania.

Le stesse parti firmatarie dell'accordo si impegneranno a ricercare adeguate forme di partecipazione e coinvolgimento di ulteriori soggetti pubblici attivi sul territorio, nonché il sostegno di soggetti privati (mecenati, donatori, sponsor).

"Il progetto - si legge sulla pagina social della Fondazione Gatto - mira alla creazione di uno spazio aperto, dinamico, vivo ed in continuo aggiornamento, in grado di colmare il divario esistente tra l'offerta didattica della scuola e la produzione poetica contemporanea per poter favorire lo scambio di idee tra poeti, docenti, studiosi e studenti;

in particolare, rendendo disponibili, mediante un’attività di relazioni nazionali e internazionali, le informazioni e gli strumenti di studio necessari per l’accesso dei docenti alle esperienze più rilevanti della poesia contemporanea attraverso la promozione di incontri e laboratori. La direzione e la supervisione delle attività del Centro verrà affidata al poeta Valerio Magrelli ed in esso si articoleranno varie sezioni con diversi curatori".

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Redazione Irno24 11/11/2021

"Incursioni Contemporanee", Lello Lopez per il 2° appuntamento espositivo

Il 13 novembre 2021, alle ore 12.00, per il secondo appuntamento espositivo di Incursioni Contemporanee, nello spazio ipogeo di San Pietro a Corte, sarà inaugurata la mostra dell’artista Lello Lopez. Ingressi (gratuiti) dal Martedì alla Domenica dalle 10:00 alle 18:30.

L'esposizione, organizzata dalla Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino, a cura di Alessandro Demma, presenta alcuni lavori che vanno dal 2014 al 2021 ed è concepita come un complesso labirinto fatto di corpi, immagini, segni e simboli, per aprire un dibattito tra la storia del luogo e le attente riflessioni contemporanee dell’artista napoletano.

Lopez presenta una serie di opere che prendono le mosse dal suo recente progetto "Deposito materiale di senso" (2020): vari elementi che, attraverso contaminazioni ed equivoci, sono messi in relazione tra loro svelando aspetti iconologici, narrazioni e relazioni nascoste.

Poggiati su una scrivania, in uso un tempo negli studi medici, una scultura di terracotta di due mani parzialmente sovrapposte che reggono un piccolo registratore che invita a lasciare una traccia vocale - testimonianza di un’interazione che andrà inevitabilmente a modificare di volta in volta il valore ontologico dell’opera - tre megafoni recanti su apposite etichette i nomi di Joseph Kosuth, Robert Barry, Lawrence Weiner, artisti che notoriamente usano la sintesi verbale;

un taccuino aperto su una pagina di vecchi appunti, trovati tra libri di casa, che parla della danza e del gioco come massima espressione estetica nel bambino, e, infine, una traccia sonora che ripete la “Apologia di Socrate” di Platone, recitata dal padre dell’artista, riprende dal passato e attualizza una lezione etico-politica resa esteticamente concreta dalla verità della voce.

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Redazione Irno24 23/08/2021

Salerno, al Tempio di Pomona quattro serate per Ugo Marano

A dieci anni dalla scomparsa, i familiari, la Regione Campania, la Scabec, la Cactus filmproduzioni, l’associazione “a luna & o sole” in collaborazione con i Comuni di Salerno, Cetara e Pellezzano, presentano tre appuntamenti per raccontare, ricordare e valorizzare l'eclettica figura dell'artista Ugo Marano.

Il progetto evento “UGO MARANO | EGO SUM LIBER” si suddivide in tre momenti fondamentali da agosto a dicembre 2021, in tre luoghi a lui cari: Salerno, Cetara e Pellezzano. Ad agosto “La festa delle idee”, nello slargo del Tempio di Pomona, promuove due reading musicali in quattro serate: il primo dal titolo “Utopie” (26 e 28 agosto ore 21) letto dal poeta e attore Giuseppe Boy, con gli ambienti sonori dei musicisti elettronici Anacleto Vitolo e Luca Buoninfante, in particolare con una raccolta di suoni generati dalle sue opere ceramiche.

Il secondo reading (27 e 29 agosto ore 21) dal titolo “Narrazioni” letto dagli attori Carla Avarista e Marco Villani con le incursioni sonore del Maestro Giosi Cincotti. Accompagnerà le performances una video proiezione dedicata al mondo immaginifico grafico dell’artista, realizzata per l’occasione da Licio Esposito e Paola Vacca | Cactus film e introdurrà i reading la storico dell'arte Cristina Tafuri.

Ad ottobre, invece, avrà luogo la proiezione del film “Ugo Marano – Ego sum liber”; a dicembre infine la presentazione di un diario/libro dell’artista, una sorta di racconto in forma di frammenti emozionali che l'artista negli anni ha lasciato dietro di sé.

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Annamaria Parlato 22/03/2020

Il raffinato naturalismo di Guarini, l’artista nato a Solofra e morto a Gravina

Felice Francesco Antonio Guarini da Solofra, e non Guarino come parecchi studiosi affermano, nacque nel 1611 da Giovan Tommaso Guarini e Giulia Vigilante nella frazione di Sant’Andrea Apostolo, secondogenito di sei figli.

La disputa del cognome è stata questione assai accesa fino a quando l’atto di nascita, l’iscrizione posta nel 1653 sull’altare dove è collocato il quadro della "Madonna di Costantinopoli" (Franciscus Guarini pinxit) in S. Andrea di Solofra, la lettera dedicatoria a Don Ferdinando Orsini, dove in calce è sottoscritto "Humilissimo servidore Francesco Guarini", il fatto che la dizione "Guarini" è data con insistenza nelle cronache locali e negli scritti a lui dedicati da studiosi della sua terra, l’Arciconfraternita dei Bianchi in Solofra, che nella Tabella dei Defunti ha scritto "Francesco Guarini Pittore insigne, morto il 13 luglio 1654", hanno confermato che sia appunto “Guarini”.

Francesco era figlio d’arte (il padre era conosciuto a livello locale come pittore e scultore ma la sua pittura rimase legata ai canononi tardo cinquecenteschi senza particolare enfasi), lasciò giovanissimo il luogo natio e frequentò fino al 1628 la bottega del pittore Massimo Stanzione a Napoli, collegata all’ambito caravaggesco. Gli agi e le ricchezze familiari (ereditate in particolare dal ramo materno) permisero al giovane Francesco di essere libero di agire e pensare nella Napoli della prima metà del Seicento, di apprendere la lectio di Ribera e Stanzione, di superare i limiti della bottega paterna.

La prima opera giovanile del 1634 per la parrocchia di Sant'Andrea Apostolo, la “Madonna del Rosario”, fu una collaborazione a quattro mani col padre, un dipinto in cui già si iniziava ad intravedere il talento del giovane Francesco e il suo esser vicino ad artisti come Filippo Vitale e Massimo Stanzione.

Nel 1636, Giovan Tommaso, ormai prossimo alla morte, lasciò la direzione della bottega al figlio che venticinquenne firmò poco dopo l’incarico per la realizzazione di ventuno tele “de pittura de novo testamento con certa altre istorie dell’Angioli o dell’Apocalisse” per il soffitto del transetto della Collegiata di S. Michele Arcangelo a Solofra (nella foto appena sotto), restaurate dalla Soprintendenza dopo il terremoto degli anni '80.

Cassettonato di Francesco Guarini del transetto della collegiata di San Michele, Solofra (AV)

Quest’incaricò già in parte intrapreso e portato a termine in momenti diversi, segnò la fama dell’artista che a pieno titolo può annoverarsi tra i migliori della seconda metà del Seicento assieme ai napoletani suoi contemporanei. Utilizzò gli insegnamenti ricevuti a Napoli per dare vita ad un linguaggio originale, unico, una reinterpretazione della pittura di Caravaggio nella maniera di trattare gli incarnati, le luci, i panneggi, il colore con assoluta raffinatezza.

“L’Annuncio ai Pastori” del 1632-35 (nella foto, prima e dopo il restauro) è un evidente manifesto e un omaggio agli artigiani, ai conciatori di pelli, ai fabbricanti di cotto, agli umili ricoperti di lane pesanti e pelli pecorine, assonnati, seminudi, in cui è ravvisabile un attento interesse al naturalismo, al ritratto, a inserire in un ambiente ristretto personaggi delle botteghe o della strada attraverso pennellate a macchie intrise di luci e di ombre.

Annuncio ai Pastori, Collegiata San Michele - foto Asbecuso, foto catalogo Fondazione Zeri 

A Francesco non interessò mai lavorare nella bottega paterna che andò pian piano in malora, raccogliendo artisti di scarsa fama. Si trasferì infatti tra il 1642-43 a Campobasso dove nella Chiesa di Sant’Antonio Abate firmò “Incontro tra Sant’Antonio Abate ed il centauro” e “S. Benedetto esorcizza un frate ossesso”. Strinse rapporti di amicizia con l’aristocratica famiglia Orsini, feudatari del territorio di Solofra, che divenne il principale committente di Francesco Guarini.

Per gli Orsini realizzò negli anni 1644-49 la “Madonna del Rosario” per il Convento di San Domenico Maggiore a Solofra e a Gravina in Puglia dove poi si trasferì - potenza economica del ramo meridionale della potente famiglia - ritratti di famiglia, scene sacre e la famosa “Madonna del Suffragio” (1649-50) per l’omonima Chiesa (foto poco più in basso) a loro riservata per la celebrazione di messe in suffragio delle anime del Purgatorio, una delle opere più emblematiche della maturità espressiva del pittore, vicina agli insegnamenti di Stanzione ma con toni più energici, potenti, vibranti, tormentati che rimandano anche all’antica poetica dell’artista.

Madonna del Suffragio, Chiesa della Madonna del Suffragio o Purgatorio, Gravina in Puglia

Divenne famoso anche in terra pugliese realizzando opere nei dintorni di Gravina. Bernardo De Dominici, nella sua opera "Vite de pittori, scultori ed architetti napoletani" del 1742-45, descrisse le cause della morte avvenuta nel 1651 sempre a Gravina, proprio nel momento in cui Pier Francesco Orsini stava per diventare il futuro papa Benedetto XIII, e pare che all'origine ci fosse la morte di una giovane donna sposata di cui egli era follemente innamorato, uccisa dal marito; il pittore si abbandonò a sé stesso, lasciandosi morire nel novembre dello stesso anno. Ricevette solenni funerali dal Duca Ferdinando III Orsini e fu seppellito nel Duomo di Gravina di Puglia ma i tanti misteri sulla sua scomparsa sono ancora rimasti irrisolti.

Fu il maestro di Angelo Solimena, padre di Francesco Solimena, entrambi eccelsi rappresentanti della pittura campana a cavallo fra i secoli XVII e XVIII. Il suo fu un naturalismo depauperato di tutte le sue punte eccessivamente drammatiche. Il suo nuovo linguaggio pittorico rude e semplice, fatto di tele stilisticamente compatte, dipinte con vigorosi impasti cromatici e dalla spiccata monumentalità, raggiunse vertici di qualità altissima. Il carattere piacevole ed eminentemente decorativo della sua pittura si trasformò in uno strumento narrativo di grande efficacia e impatto visivo.

Fonti delle ricerche e delle immagini

  • http://www.solofrastorica.it/Guarinicognome.htm
  • http://www.solofrastorica.it/GuariniFrancesco.htm
  • Riccardo Lattuada, Francesco Guarino Da Solofra. Nella Pittura Napoletana del Seicento (1611-1651), Edizioni Paparo, Napoli 2013
  • http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-guarino_(Dizionario-Biografico)
  • http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/53387/Guarino%20Francesco%2C%20Annuncio%20ai%20pastori
  • http://www.beniculturalisolofra.it/
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Collegiata_di_San_Michele_Arcangelo_(Solofra)
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