Al via "La Notte dei Barbuti" con un omaggio a Dante Alighieri
Appuntamento il 2 Agosto alle 21:30, regia di Brunella Caputo
Redazione Irno24 31/07/2021 0
Lunedì 2 agosto, alle ore 21:30, a Salerno, nell'ambito dell'omonimo festival, prende il via "La Notte dei Barbuti", diretta da Brunella Caputo (ingresso 10 euro). La Compagnia del Giullare porta in scena “Voci dall’inferno”, concerto dantesco per voci narranti. Con Brunella Caputo, Davide Curzio, Caterina Micoloni. Musica dal vivo di Max Maffia, immagini fotografiche di Cristina Santonicola, coreografie Virna Prescenzo.
Un percorso con voci narranti, come se fosse un coro, nella cantica più nota e più teatrale della Divina Commedia. Un viaggio di voce tra le voci, che a volte è una lenta passeggiata, altre una corsa a perfidiato. Una strana e insolita corsa nel cuore dell’Inferno a cercare per poi salvare “diverse lingue, orribili favelle, parole di dolore, accenti d’ira, voci alte e fioche”.
Uno sfondo di originali immagini infernali sosterrà il racconto nel suo incedere pericoloso e affascinante verso la scoperta e la conoscenza de “ lo ‘mperador del doloroso regno”. Un vento di salvezza finale trasformerà il buio in luce per sottolineare il fatto che c’è sempre un “pertugio” da cui uscire a riveder le stelle.
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Rassegna teatrale "Social Art" a Mercato San Severino
Alla frazione Piazza del Galdo di Mercato San Severino, presso l'ex tabacchificio in Via Cirillo, parte la rassegna teatrale "Social Art". In tutto sono 6 gli spettacoli in programma (locandina allegata), fra il 26 Novembre 2021 e il 15 Gennaio 2022. Ingresso gratis con prenotazione obbligatoria.
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"Dinner in the Sky", a Salerno un'insolita cena a 50 metri d'altezza
Anche a Salerno l'esclusivo evento "Dinner in the Sky", la cena panoramica per 22 persone che, una volta sedute ed imbracate in piena sicurezza, vengono sollevate in aria da una gru a 50 metri di altezza. Il tavolo da 5 tonnellate viene sostenuto da 16 cavi di acciaio.
Dopo la tappa di Bellagio, sul Lago di Como, dall'8 al 12 Settembre, sarà la volta di Salerno fra il 23 e il 26 Settembre 2021. La sede dell'insolita cena, preceduta da un aperitivo "coi piedi per terra", sarà la Stazione Marittima.
Federica Garofalo 03/01/2021
La leggenda di Pietro Barliario, mago salernitano
Gli eruditi del Seicento, che per primi parlano di lui, lo chiamano in diversi modi (Barliario, Baliardo, Baialardo, Baliabardo), è stato perfino confuso con il grande filosofo francese Pietro Abelardo, ma la storia è pressappoco simile. Pietro Barliario, maestro di medicina, visse nella Salerno del XII secolo e sviluppò una propensione particolare per la magia e la negromanzia; soggiogando i demoni alla sua volontà, fece costruire il porto di Salerno, lasciato incompiuto per il canto di un gallo sfuggito allo sterminio da lui ordinato; in una sola notte fece innalzare i cosiddetti “archi dei diavoli”, ovvero l’acquedotto medievale che ancora oggi si può vedere tra via Velia e via Arce.
Un giorno, però, due suoi nipoti giovinetti, in assenza dello zio, aprirono di nascosto i suoi libri di magia nera, e ciò che vi era scritto li terrorizzò talmente che caddero morti entrambi; al suo ritorno, Barliario scoprì l’accaduto, e, divorato dal rimorso, bruciò tutti i suoi libri di negromanzia e si rifugiò nel monastero di San Benedetto, dove rimase prostrato in preghiera per tre giorni e tre notti implorando perdono. Alla fine, arrivò la risposta: il crocifisso di legno chinò la testa in avanti in segno di misericordia.
Da allora, Barliario vestì l’abito benedettino e rimase nel monastero, dove morì nel 1149 all’età di 93 anni. Non sappiamo come questa leggenda sia nata: Antonio Mazza, priore del Collegio Medico di Salerno nella seconda metà del Seicento, afferma di aver visto la sua epigrafe funeraria, con scritto in Latino “Questo è il sepolcro di Maestro Pietro Barliario”; il suo contemporaneo Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie e grande erudito, riporta una cronaca scritta dall’abate Roberto di San Benedetto nel 1403 che sarebbe la prima testimonianza in assoluto della leggenda.
Purtroppo entrambe queste testimonianze sono andate perdute, e oggi non ci è così permesso verificarle. Possiamo però dedurre che si tratta di una “leggenda erudita”, cioè una leggenda che non nasce dal basso, dal popolo, ma dalle opere degli intellettuali, e solo in un secondo momento arriva al popolo. È curioso che la leggenda di Barliario sia arrivata fino in Abruzzo, dove si attribuisce ai diavoli, comandati da “Baialardo”, la costruzione della Via Lattea di Casoli (Chieti).
Nell’Ottocento, si aggiunge il particolare che il miracolo del Crocifisso di San Benedetto avrebbe dato origine alla Fiera di Salerno, detta anche “Fiera del Crocifisso”, che si teneva in concomitanza delle due feste del patrono San Matteo, a maggio e a settembre; la prima testimonianza della fiera, però, citata anche da autori del Trecento come Franco Sacchetti, si data però attorno al 1260, cioè più di un secolo dopo la presunta morte di Barliario.
Fino all’Ottocento, inoltre, era in uso anche il detto dialettale che, per dire a qualcuno che ne aveva fatte di tutti i colori, recitava “N’haje fatte cchiù ttu ca Bajalardo”, “Ne hai fatte più tu che Baialardo”. Forse l’unica cosa concreta che ci rimane di questa leggenda è il “Crocifisso del miracolo”, il crocifisso ligneo di XII secolo oggi esposto al Museo Diocesano di Salerno.