D'estate le abbuffate all'aperto, ma le sagre oggi hanno ancora un senso?

Storia ed evoluzione di un fenomeno enogastronomico che abbina gusto e territorio

Annamaria Parlato 29/07/2024 0

La tradizione delle sagre ha radici antiche e si è evoluta nel corso dei secoli, cambiando forme e significati, ma mantenendo sempre il suo carattere di celebrazione collettiva. Il termine "sagra" deriva dal latino "sacra", che significa "cose sacre" o "atti sacri". Questa locuzione latina si riferisce alle celebrazioni religiose e ai riti sacri che venivano svolti in onore delle divinità o in occasioni particolari di importanza religiosa.

Con la diffusione del Cristianesimo, il vocabolo "sacra" venne mantenuto per indicare le celebrazioni in onore dei santi e le festività religiose cristiane, spesso coincidenti con le antiche feste pagane, ma reinterpretate in chiave cristiana. Con il passaggio dal latino volgare alle lingue romanze, la parola "sacra" si è evoluta nelle diverse lingue e dialetti, mantenendo il significato di festa religiosa o celebrazione sacra. In italiano, "sacra" si è trasformato in "sagra".

Oggi, il termine "sagra" in italiano indica una festa popolare, solitamente di carattere locale, che può avere origine religiosa ma spesso è associata anche a celebrazioni di prodotti tipici, tradizioni locali, eventi storici o manifestazioni culturali. Le sagre sono caratterizzate da momenti di aggregazione sociale, con bancarelle, stand gastronomici, spettacoli e attività ricreative. Le prime forme di sagra risalgono alle celebrazioni agricole precristiane, in cui si rendeva omaggio alle divinità per ottenere buoni raccolti. Queste feste includevano riti di ringraziamento e propiziatori, spesso accompagnati da danze, canti e banchetti. Nell'antica Roma, le feriae erano giorni di festa dedicati agli dèi, mentre i ludi comprendevano giochi e spettacoli pubblici. Queste festività erano parte integrante della vita religiosa e sociale romana e contribuivano a consolidare il senso di comunità.

Con l'avvento del Cristianesimo, molte delle antiche festività pagane furono cristianizzate e dedicate ai santi patroni. Le sagre patronali divennero occasioni per celebrare i santi locali con messe, processioni e feste comunitarie. Il medioevo vide anche l'emergere di mercati e fiere che si tenevano in concomitanza con le festività religiose, creando un'importante occasione di scambio economico, oltre che sociale e culturale. Le sagre durante il Rinascimento iniziarono a includere spettacoli teatrali, tornei e altre forme di intrattenimento più elaborate, riflettendo l'espansione culturale e artistica dell'epoca. In epoca Barocca, le celebrazioni divennero ancora più articolate con fuochi d'artificio, musica orchestrale e banchetti sontuosi.

Il periodo post-unitario in Italia vide una rinascita dell'interesse per le tradizioni locali e le sagre divennero un modo per preservare e celebrare la cultura regionale. Nel XX secolo, con l'avvento del turismo di massa, molte sagre si sono trasformate in eventi turistici, attirando visitatori da altre regioni e persino dall'estero. Le sagre moderne, attualmente, possono essere dedicate a una vasta gamma di temi, dai prodotti alimentari locali (come la sagra del tartufo, della castagna, del vino) alle tradizioni artigianali, sportive e culturali. Nonostante la commercializzazione, molte sagre continuano a essere organizzate da comunità locali, mantenendo un forte senso di appartenenza e identità. Alcune sagre sono diventate di grande richiamo, con programmi che includono concerti, spettacoli, mostre e competizioni.

Le sagre contribuiscono a preservare e valorizzare le tradizioni, i costumi e le pratiche locali, mantenendo viva l'identità culturale di una comunità; offrono l'opportunità alle nuove generazioni di conoscere e apprezzare le tradizioni del passato, creando un legame col presente; attraggono turisti, incentivando l'economia locale attraverso la vendita di prodotti tipici, l'artigianato e l'ospitalità; mettono in luce le eccellenze gastronomiche e artigianali del territorio, favorendo il consumo e la valorizzazione delle risorse locali; propongono occasioni di incontro e socializzazione, rafforzando i legami comunitari e creando un senso di appartenenza. Inoltre, la partecipazione all'organizzazione e allo svolgimento delle sagre coinvolge numerosi volontari, favorendo il lavoro di squadra e l'impegno civico.

Durante le sagre, i cibi variano ampiamente a seconda della regione, della stagione e del tema della sagra stessa. Tuttavia, in generale, i cibi delle sagre italiane riflettono le tradizioni culinarie locali e le tipicità del territorio. Esse sono l’occasione per scoprire e gustare i prodotti tipici locali, spesso preparati secondo ricette tramandate di generazione in generazione. Sebbene le sagre siano tradizionalmente legate alla celebrazione del cibo regionale e tradizionale, in alcuni casi può capitare che il cibo servito non rispecchi completamente queste aspettative.

Alcune sagre si orientano verso la sostenibilità, promuovendo il consumo di prodotti a km 0 e pratiche rispettose dell'ambiente. Tuttavia, per mantenere la loro rilevanza, è importante che si adattino ai tempi moderni, bilanciando tradizione e innovazione, autenticità e sostenibilità, in quanto il rischio di omologazione e concorrenza con altre forme di intrattenimento può ridurre l'unicità e l'attrattiva delle sagre. Si richiede anche una migliore gestione dei rifiuti, in quanto l'impatto ambientale di questi eventi può rappresentare un problema, imponendo attenzione e soluzioni a basso tasso inquinante.

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Redazione Irno24 22/11/2023

Salerno, alla stazione marittima l'evento "Panettone d'Artista"

A Salerno, dal 7 al 9 dicembre, arriva l'evento enogastronomico più atteso della stagione natalizia: "Panettone d'Artista", organizzato dall'Associazione Erre Erre eventi. I due soci fondatori, Roberto Jannelli e Rosario Augusto, con la loro ventennale esperienza, hanno ideato un evento che riunisce per la prima volta al Sud oltre 30 maestri dei lievitati natalizi, in tre giorni di gusto nella Stazione Marittima di Salerno.

Il percorso interno sarà un tripudio di luci, colori e appuntamenti imperdibili, tra cui diversi talk che vedranno giornalisti e maestri pasticceri a confronto. Non mancheranno le masterclass dedicate al vino dolce, arricchendo l'esperienza con la conoscenza di abbinamenti eccellenti.

Panettoni d’Artista abbraccia la sostenibilità, impegnandosi in pratiche eco-friendly, dalla riduzione dei consumi energetici alla gestione responsabile dei rifiuti. Panettone d'Artista si impegna anche a regalare un sorriso a chi affronta il Natale in difficoltà. Grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana e del Banco Alimentare Campania, saranno realizzate iniziative di solidarietà. Le aziende espositrici avranno l'opportunità di donare panettoni alla Caritas Salerno, contribuendo a rendere il Natale più gioioso per chi ne ha più bisogno.

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Annamaria Parlato 26/07/2023

Salerno, ritualità religiose e gastronomiche collegate alla chiesa di Sant'Anna

La storia del culto di Sant'Anna, la madre di Maria e la nonna di Gesù Cristo, risale a diversi secoli fa ed è stata influenzata da tradizioni religiose, leggende e devozioni popolari. Le prime tracce del culto di Sant'Anna si trovano nel cristianesimo orientale, in particolare nella Chiesa ortodossa, dove Sant'Anna è stata venerata fin dai primi secoli del cristianesimo. Tuttavia, è nel Medioevo che il culto di Sant'Anna si diffuse ampiamente in tutto il mondo cristiano.

Il culto di Sant'Anna fu alimentato da scritti apocrifi e tradizioni popolari che narravano la sua storia come madre della Vergine Maria e nonna di Gesù. Questi testi non facevano parte del canone ufficiale della Bibbia, ma furono ampiamente letti e influenzarono la devozione a Sant'Anna. La venerazione di Sant'Anna crebbe ulteriormente grazie alla promozione di ordini religiosi e movimenti spirituali, che sottolineavano l'importanza della sua figura. Nell'arte e nell'iconografia, Sant'Anna fu spesso rappresentata con Maria e Gesù, simboleggiando la genealogia e il ruolo cruciale che aveva nella storia della salvezza.

La Chiesa cattolica ha svolto un ruolo significativo nella diffusione del culto di Sant'Anna. Nel 1584, Papa Gregorio XIII inserì la festa di Sant'Anna nel calendario liturgico romano, rafforzando ulteriormente la sua importanza nel culto cattolico. Con il passare del tempo, il culto di Sant'Anna si è diffuso in tutto il mondo cristiano, con la costruzione di chiese, santuari e luoghi di pellegrinaggio dedicati a lei. Le celebrazioni della festa di Sant'Anna, il 26 luglio, si sono sviluppate in diverse tradizioni locali, riflettendo l'influenza culturale e la diversità delle comunità che onorano questa Santa.

Oggi, Sant'Anna è ancora oggetto di devozione e venerazione in molte chiese cristiane. La sua figura è associata a diversi aspetti della vita, come la protezione delle donne in gravidanza, delle madri e delle nonne, e viene invocata per intercessione in diverse situazioni di vita. Secondo la tradizione cristiana, Sant'Anna era la madre della Vergine Maria e quindi la nonna di Gesù Cristo. Era sposata con un uomo di nome Gioacchino, e la coppia visse a Gerusalemme. Tuttavia, nonostante la loro profonda devozione, Sant'Anna e suo marito erano senza figli, cosa che all'epoca era considerata una disgrazia. Un giorno, entrambi ricevettero una visione divina: un angelo annunciò a Gioacchino che il suo desiderio di diventare padre sarebbe stato esaudito e, nello stesso periodo, Sant'Anna ebbe una visione simile in cui un angelo le annunciò che sarebbe rimasta incinta.

La coppia ricevette questa notizia come una benedizione divina e Sant'Anna rimase incinta. Lei e Gioacchino diedero alla luce una figlia, che chiamarono Maria. Ella sarebbe poi diventata nota come la Vergine Maria, la madre di Gesù Cristo. Sant'Anna giocò un ruolo importante nell'educazione e nell'insegnamento religioso di Maria, preparandola a svolgere il suo futuro ruolo come madre di Gesù. Secondo alcune tradizioni, Sant'Anna morì quando Maria era ancora giovane, ma la sua influenza e il suo esempio spirituale continuarono a essere un'ispirazione per sua figlia.

A Salerno è molto sentito dai fedeli il culto di questa Santa, tant’è che viene festeggiata e venerata nella Chiesa di Sant’Anna al Porto. La processione di Sant’Anna al Porto, che si svolge per le vie dei rioni Porto e Pioppi il 26 luglio, una volta arrivava fino alla stazione ferroviaria. Molti erano i fedeli che offrivano ceri e non mancavano le cènte a forma di barca che le donne portavano sulla testa, una tradizione ormai in disuso. La paranza, la squadra dei portatori della statua di Sant’Anna, era composta di pescatori ed operai del porto, comunque gente di mare.

Spesso, durante la processione, la strada veniva sbarrata da un tavolo coperto da un drappo o da un fine ricamo, sul quale si posava la statua per la benedizione e l’offerta di denaro. Al rientro in chiesa, nello spazio antistante, la paranza, tra lo scoppio di mortaretti e il suono della banda, faceva tre giri su se stessa e poi di corsa imboccava la porta della chiesa. La chiesa sorgeva dove un tempo vi fu il convento dei Carmelitani di Santa Teresa, che fu fondato sotto il titolo di Santa Maria di Porto Salvo, ad opera di Fra Nicolò Maria di San Giuseppe e dell'arcivescovo Alvarez, con “istrumento del 14 gennaio 1682 per notar Giuseppe Pinto di Salerno”. I successivi atti erano iniziati già nel 1678. Il suolo fu ceduto dal parroco di Santa Trofimena a Carmine De Angelis.

Il monastero sorgeva "extra moenia" nella parte occidentale, verso la marina in prossimità del porto. La chiesa deve ritenersi del XIII secolo. In essa era devotamente custodita un'icona della Vergine SS.ma di Porto Salvo, detta posteriormente Sant’Anna al Porto. La chiesa è a pianta ottagonale (ve ne sono altre simili a Salerno), con sette cappelle laterali, caratterizzata da un portale circondato da lesene con capitello dorico, che sorreggono un frontone che dà l'ingresso al vestibolo prospiciente l'interno dell'edificio.

Delle sette cappelle, quattro sono semicircolari e tre quadrate. Cinque sono dotate di altare con statue di Santa Caterina, del Redentore e della Vergine, un quadro della Madonna del Rosario e, sull'altare maggiore, un busto ligneo di Sant'Anna. Al di sopra delle cappelle sono posizionate le tele raffiguranti la storia di Sant'Anna, a firma del maestro Gaetano D'Agostino, autore anche degli affreschi degli Evangelisti posti negli spicchi della cupola. Sull'architrave di ingresso della sagrestia è posta la Madonna di Porto Salvo, opera di Luigi Montesano, risalente al 1841.

In questa particolare ricorrenza, collegata alla festa religiosa, vi è anche un altro singolare aneddoto che tutti ricordano come la “benedizione dell’uva di Sant’Anna”. La statua di Sant’Anna, infatti, reca tra le mani proprio alcuni grappoli di uva rossa e bianca. "L'uva di Sant'Anna" è un'espressione popolare italiana che si riferisce al periodo dell'anno in cui avviene la maturazione dell'uva. La festa di Sant'Anna è associata alla benedizione dell'uva e dei frutti della terra, con celebrazioni religiose e festeggiamenti che coinvolgono anche prodotti derivati dall'uva, come il vino. Questo momento dell'anno è importante per molti viticoltori e appassionati di vino, poiché l'uva è pronta per essere raccolta e utilizzata per la produzione di vino e altri prodotti correlati.

Le feste e le celebrazioni in onore di Sant'Anna spesso includono la partecipazione delle comunità locali e offrono l'opportunità di assaggiare e apprezzare l'uva fresca e i prodotti dell'enologia. A Sant’Anna si beve proprio il primo vino dell’estate e si degustano particolari piatti venduti per strada, come le pizze fritte, le lumache o "maruzzielli", i panini con le melanzane sott’olio, i dolci a base di uva, l’uva fragola e fresche fette di anguria.

Durante la benedizione dell'uva di Sant'Anna, le persone portano grappoli d'uva fresca e altri frutti della terra in chiesa, per essere benedetti dal sacerdote. Durante la cerimonia, vengono recitate preghiere specifiche e invocazioni per ringraziare Dio per il raccolto abbondante e chiedere la sua protezione sulla terra e sulle colture future. Questa tradizione è particolarmente diffusa nelle regioni vitivinicole dell'Italia, dove l'uva è una componente essenziale dell'economia e della cultura locale. La benedizione dell'uva di Sant'Anna è un modo per rendere omaggio alla generosità della terra e per chiedere la continuità della prosperità agricola.

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Annamaria Parlato 09/11/2022

Nobi, il ristorante di Fisciano in cui si fa ricerca sulla materia prima

Nobi sta per “nobilitare” le ricchezze agricole del territorio fiscianese, ma anche per “Nobile” Di Leo, colui che ha sottolineato - Ho immaginato un luogo dove chiunque potesse imparare ad amare la terra come lo amo io - e ha dato vita ad una masseria con food court in cui poter dar sfogo ad ogni vezzo gastronomico. Chi ha fame di novità, infatti, vuol godere di un’ottima cucina d’autore in un clima confortevole, curato nei minimi dettagli e in cui ci sia un buon rapporto qualità-prezzo.

Nobi accomuna tutte queste caratteristiche, perché il ristorante sorge in Contrada San Lorenzo di Fisciano, a due passi dall’uscita autostradale, dall’Università, da Salerno centro e da Avellino, completamente circondato da noccioleti, orti e natura rigogliosa; inoltre, esternamente ed internamente, la location è stupenda, con le due piscine di cui una a sfioro e le sale abbellite dal design d’autore, in cui predominano attraenti e vivaci tele e sculture di arte contemporanea; infine, la cucina di Michele De Martino è una garanzia da ogni punto di vista ed i costi sono nettamente inferiori alla norma, includendo i vini, considerando che c’è tanta perizia e che la materia prima è di estrema eccellenza.

Nobi è la naturale continuità della Masseria Nobile, azienda di punta del salernitano (Castel San Giorgio) dal 1966 per la produzione di legumi e pomodori, di cui datterini gialli Dolly, San Marzano DOP e marzanini. La coltivazione dei pomodori resta a Fisciano e l’inscatolamento avviene nello stabilimento di Castel San Giorgio, a pochi chilometri dai filari. “Nobile” è un marchio di proprietà di Calispa Spa, oggi alla terza generazione, che seleziona il meglio della produzione dandole un nome “nobile”, come il lavoro che da cinquant’anni viene svolto quotidianamente, controllando tutti i processi e garantendo al consumatore un prodotto sicuro, buono, sano e genuino.

La giovanissima Ilaria Di Leo, con il compagno originario di Vietri sul Mare, Nicola Gregorio, è alla guida del ristorante e anche dell’azienda di famiglia. Affiancata da un team di sala rispettoso delle regole dell’ospitalità, ha migliorato nel tempo le solide fondamenta già edificate dai suoi genitori, ristrutturando in maniera impeccabile la proprietà, in modo da ricavarne anche confortevoli alloggi in cui pernottare. La piscina è dotata anche di angolo cocktail per trascorrere piacevoli momenti en plein air, degustando un aperitivo accompagnato da finger food direttamente preparati in cucina. La struttura si presta molto bene per ricevimenti e feste private.

Michele De Martino, chef salernitano con un ricchissimo bagaglio di esperienze alle spalle, nelle più rinomate cucine salernitane e della Costiera Amalfitana (l'ultima durata due anni da Casamare a Salerno), ha accettato una nuova scommessa, lasciando la città ma sicuro di ritrovare a Fisciano tutto quello di cui un professionista della cucina ha bisogno: prodotti a Km 0, stimoli e fiducia in ciò che progetta quotidianamente. La degustazione dei piatti, originali, innovativi, capaci di non perdere mai d’occhio la tradizione, è risultata molto convincente.

Soddisfacente e intrigante, nelle sue tonalità amaranto, il cocktail di benvenuto analcolico "Bosco del Venezuela" (frutti di bosco, basilico, lime, zucchero di canna scuro, ginger ale, fava di Tonka), con sfiziosi appetizer dal fascino asiatico e latino, fra cui spicca il calzoncino fritto, simil empanada dominicana, con ricotta, salame e ketchup di San Marzano Nobile come topping.

Le chicche da provare sono però sicuramente la “seppia in carbonara” tra gli antipasti (una tagliatella di crudo di seppia, adagiata su crema cacio e pepe e guarnita con uovo alla Cracco, pancetta croccante e tenacoli fritti, una vera esplosione di sapori e consistenze) e il “riso è Nobile” tra i primi, un piatto apparentemente semplice ma di grande complessità, con base bianca al burro e parmigiano, guarnita poi con crema di pomodoro giallo e di pomodoro San Marzano, e in cima pomodorini arrostiti. Stessa cosa dicasi per la “triglia viene da Livorno”, un sandwich ripieno del rossiccio pesce di scoglio e salsa livornese, adagiato sulla sua bisque e arricchito da una scarolina capperi e olive che non manca mai nella cucina salernitana di De Martino.

Nel menù autunnale, il commensale potrà divertirsi nello scorgere crudi di mare, tartufi neri irpini, ortaggi di stagione, limoni profumatissimi, carni succulente come quelle di maialino, pasta artigianale di leggerissima fattezza, il pescato locale, pani e focacce autoprodotte in abbinamento ad olii cilentani e le aromatiche mediterranee.

Intento ad esporre i suoi piatti, lo chef ha aggiunto: “Adoro Gennaro Esposito, ma la mia è una cucina salernitana, oserei dire quasi antica e di recupero dei vecchi ricettari, in cui tecniche di conservazione come la scapece erano frequenti. A Salerno non esistono tantissimi piatti, ma milza o interiora, scarola, moscardini affogati, ciambotte di verdure e preparazioni in tegame non mancano mai. Qui al Nobi cercherò di riproporre quello che in pochissimi conoscono, a cui darò un tocco di contemporaneità, partendo sempre dalla materia prima che il vasto territorio campano offre. Sto anche pensando a dessert innovativi, tant’è che sto ampliando le mie conoscenze in materia”.

La cantina del Nobi spazia dai vini regionali a quelli nazionali e non mancano bollicine, champagne, grappe, whisky, cognac e passiti. Il dessert consigliato è il “cioccolati e lampone” con bisquit al cioccolato, cremoso ai lamponi, cioccolato fondente e cioccolato bianco, mini-capolavoro di bellezza per occhi e palato. Nobi affonda le sue radici in terreni annaffiati da passione, amore, talento; il suo modus operandi comincia proprio da qui, dalla nobilitazione del territorio e dei saperi agricoli, che diventano emozionali e magneticamente suggestivi.

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