Salerno, "Conta i gomitoli e vinci" al centro commerciale Le Cotoniere
In palio sono disponibili buoni spesa per un valore complessivo di 10.000 euro
Redazione Irno24 10/05/2024 0
Dall’11 maggio al 2 giugno, al Centro Commerciale Le Cotoniere, in via dei Greci a Salerno, si potrà partecipare al concorso “Conta i Gomitoli e Vinci”. Giocare è semplicissimo, basterà una spesa minima di 30 euro per provare a vincere subito tanti buoni spesa.
In galleria, nell’area concorso, ci sarà una maxi shopper con tanti gomitoli colorati al suo interno e per tutti i partecipanti, indovinando il numero di gomitoli presenti nel cubo, ci sarà la possibilità di partecipare all’estrazione finale di 3 maxi carnet di buoni spesa. In palio sono disponibili buoni spesa per un valore complessivo di 10.000 euro. Infine, terminato l’evento, i gomitoli di cotone saranno donati ad un’associazione del territorio.
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Redazione Irno24 28/12/2021
Rinviati i due concerti di Capodanno al Verdi di Salerno
In considerazione dell'evoluzione pandemica, la Direzione Artistica - a scopo cautelare - ha deciso di rinviare a data da destinarsi i due Concerti di Capodanno programmati per Sabato 1 Gennaio presso il Teatro Verdi di Salerno.
La nuova data sarà comunicata quanto prima, i tagliandi acquistati per l'evento saranno validi anche per la nuova data. Chi preferisse usufruire del rimborso può rivolgersi alla Biglietteria del Teatro.
Annamaria Parlato 25/07/2021
Le torri di avvistamento a Salerno, affascinanti architetture a picco sul mare
Il territorio salernitano è stato da sempre al centro delle principali rotte del Mediterraneo, un crocevia di popoli attratti dall’amenità dei luoghi, ma anche dal contatto con altri popoli e dal commercio. I Saraceni, terrore del Mediterraneo, arano abili guerrieri pronti a fare razzie e a saccheggiare i tratti costieri.
Dal periodo bizantino, passando per il dominio dei Longobardi, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e dei viceré spagnoli, gli abitanti della città e della costiera dovettero difendersi anche dalle scorrerie dei pirati. Da qui la necessità di proteggersi e difendersi dal nemico che proveniva dal mare, costruendo torri di avvistamento e di difesa. Questo sistema di Torri costiere era formato sul litorale salernitano settentrionale dalla Torre Crestarella di Vietri sul Mare, dal Forte La Carnale, dalla Torre Angellara e dalla piccola torre sul fiume Picentino.
Sul versante meridionale invece, passando per il Sele, era Agropoli a chiudere il circuito con la Torre Vicentino, la Torre Tusciano, la Torre Kernot, la Torre di Sele, la Torre Pesto e la Torre San Marco. Le torri raccontano ben otto secoli di scorrerie e razzie (IX-XVII secolo) da parte dei saraceni prima e dei pirati dopo, che decretarono una vera e propria calamità per gli abitanti della Costiera.
Le incursioni a partire dal periodo bizantino si infittirono sempre di più, soprattutto in epoca sveva, angioina e aragonese; gli abitanti sentirono l’esigenza di costruire torri che potessero fungere da sistema di allarme per i centri costieri. Le torri più antiche ebbero forma cilindrica ed avevano la funzione di dare l’allarme di avvistamento delle imbarcazioni nemiche, ma le tipologie architettoniche variarono nel corso dei secoli e si ebbero quelle a pianta quadrangolare, denominate “a masseria”, quelle a stella a quattro punte.
In Costiera Amalfitana vi sono quelle cilindriche e quelle quadrate da difesa. Le torri cilindriche senza decori architettonici erano più alte e sottili, con poche aperture verso l’alto dalle quali si accendevano fuochi che, a seconda del numero e delle modalità di successione, potevano indicare le varie tipologie d’incursione. Spesso i saraceni, vedendo i fuochi, cambiavano rotta, ma non era sempre così. Dai villaggi le popolazioni correvano a trovar rifugio sui monti, nelle grotte e nei boschi.
Siccome le incursioni sino al XVII secolo incalzarono sempre di più, si comprese l’importanza di costruire torri sempre più robuste o di ammodernare quelle vecchie, imponendosi anche la nascente artiglieria e nuove tecniche di combattimento. Nacquero in questo modo le torri a pianta quadrata, quando iniziarono ad avanzare i Turchi minacciosi e i “Barbareschi”, con funzioni di rifugio, comunicazione e difesa. Il viceré di Napoli Don Pedro de Toledo e in seguito Don Parafan de Ribera, per ordine dell'imperatore Carlo V, ne imposero la massiccia costruzione, secondo precisi schemi, affinché tutte le coste ne fossero munite.
I famosi architetti di Cava de’ Tirreni Marino Della Monica e Camillo Casaburi furono i progettisti di numerose torri, prevendendo una torre a 4 o al massimo 5000 passi distante l’una dall’altra. Nel 1563 fu ordinata la costruzione di sette torri nella parte meno dotata della costa tra Agropoli e Salerno; in seguito la progettazione e la costruzione di nuove torri ebbe un arresto, a causa della battaglia di Lepanto del 1571, e si riprese intorno al 1580. La storia delle torri costiere seguì di pari passo l'evoluzione politico-militare del Regno di Napoli.
Una relazione del 1590 elencò 339 torri nel Regno, anche se la Regia Corte non riuscì a sostenere le ingenti spese di gestione. Nel 1594 le restanti torri furono costruite e nel XVIII secolo risultarono 379 torri, sparse nelle varie regioni del Mezzogiorno, tra cui 93 nel Principato Citra. Con la restaurazione borbonica del 1815, la maggior parte delle torri fu disarmata ed oggi risulta adibita anche ad altri scopi, tra cui quello abitativo, altre sono ristoranti, musei o location per feste private e cerimonie.
Passeggiando a Salerno e navigando lungo la Costiera Amalfitana e Cilentana, si possono ammirare fortezze, baluardi di pietra, castelli, torri e bastioni di mura, Oggi alcune delle torri di avvistamento presenti nel territorio sono divenute alberghi, case, ristoranti; altre, invece, si ergono solitarie mostrandosi in tutta la loro bellezza. Nel 1077 il Castello Arechi fu sottratto a Gisulfo, ultimo re longobardo di Salerno per diventare una roccaforte normanna, funzionale ai cavalieri nordici nelle terre meridionali. In seguito diventò importante elemento nel sistema difensivo aragonese, per poi perdere progressivamente importanza col mutare delle tecniche belliche. Esso venne del tutto abbandonato nel XIX secolo.
La Bastiglia fu edificata verso il 1075 dal principe longobardo Gisulfo II il quale, per prepararsi all’assedio del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, edificò diverse torri sulle colline circostanti tra cui proprio “La Bastea”. Il nome nasce da un equivoco secondo il quale si credeva che l’edificio fosse sede di prigioni, che erano poste, invece, all’interno del Castello di Arechi. Ubicata su un colle posto a nord del Castello in posizione più elevata, aveva la funzione principale di avvistamento e di difesa. Essa era, dunque, una sorta di torre “semaforica” dalla quale si poteva segnalare al Castello qualsiasi movimento sospetto non visibile direttamente dall’altura del monte Bonadies.
La Torre dei Ladri nasce nel rione Madonna delle Grazie alle pendici del monte Bonadies e si mostra in tutta la sua possanza tra i residui del muro di cinta occidentale. È possibile ammirarla soprattutto dalla terrazza che immette al Giardino della Minerva. Della torre non si hanno molte notizie storicamente certe e le poche informazioni giunte a noi assomigliano più a strane leggende che a fatti realmente accaduti.
La Torre Picentina (o Vicentina) è la più settentrionale delle torri ed è la prima torre a pianta circolare. Voluta dal Governatore del principato Citra, Giovan Maria de Costanzo nel 1563, è stata edificata sull’arenile che va da Salerno ad Agropoli. Comunemente definita Torre Picentina per via della vicinanza alle sponde del fiume Picentino, viene però definita, nelle fonti ufficiali più antiche, con la denominazione di Vicentino. La struttura è attualmente proprietà privata ma, in quanto bene vincolato e non suscettibile di modifiche, è stata lasciata in uno stato di abbandono.
Il Forte della Carnale si erge a est di Salerno, a circa 500 metri dalla foce del fiume Irno e fa parte di un sistema difensivo voluto dai viceré spagnoli, Don Pedro de Toledo e Don Perafan de Ribera, realizzato a partire dal 1563. La Carnale nasce come torre cavallaria, in quanto era un punto di avvistamento dotato di cavalli, dove in caso di pericolo, uomini a cavallo partivano per avvisare la popolazione dagli attacchi dal mare. Fu costruita intorno al 1569, su presenze murarie riconducibili all’epoca tarda romana, da Andrea de Gaeta, un imprenditore di Coperchia. Diversi sono i nomi con cui il Forte è chiamato, tra questi, il più noto è “La Carnale”, denominazione che risale all’871 d.C., anno della guerra tra saraceni e longobardi. Nella battaglia della Carnale, combattuta attorno al promontorio su cui sorge la torre, si verificò una vera carneficina di saraceni ad opera dei salernitani e i corpi dei nemici rimasero per lungo tempo ad imputridirsi su quel terreno.
La torre Angellara è una torre edificata sulla costa ad oriente della città, nei pressi della foce del torrente Mariconda. Tra le più grosse della provincia di Salerno, minore solo per altezza a quella di Marina di Vietri, la torre consentiva la comunicazione tra la torre della Carnale e, ad oriente della torre Picentina. Serviva a impedire gli eventuali sbarchi dei corsari sull’arenile ed evitare il rifornimento di acqua presso il vicino torrente Mariconda.
Infine nel centro storico di Salerno sono ben visibili i resti della Torre del Cedrangolo nella zona dell’orto Magno e della Torre Guaiferio nel rione municipio, che avevano un ruolo di rafforzamento della difesa delle mura cittadine. Di queste due torri non si hanno molte notizie ed essendo state inglobate in edifici più recenti non sono di facile ricostruzione architettonica.
Bibliografia di riferimento:
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Un sistema di fortificazioni nel salernitano: le torri costiere della piana del Sele - Conoscenza e indirizzi di conservazione, autore Arch. S. Mutalipassi
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“Alla scoperta delle torri perdute”, a cura dell’Istituto comprensivo “Calcedonia” Salerno Progetto PON Scuola secondaria di I grado
Redazione Irno24 21/04/2022
Crocifisso Ritrovato, svelata edizione 2022: tutte le attrazioni al centro di Salerno
“Ripartiamo dalla storia” è lo slogan della XXX edizione della Fiera del Crocifisso Ritrovato, organizzata dalla Bottega San Lazzaro con il Comune di Salerno, dove è stata presentata. Quella che è ormai attestata tra le maggiori fiere medievali d’Italia, è in programma da giovedì 28 aprile a domenica 1 maggio 2022, nel centro storico di Salerno.
Si comincia il 28 aprile, alle ore 17.30, in piazza Portanova, con l’arrivo dello spettacolare corteo storico, gli artisti di strada e il “fine dicitore”, Gianluca Foresi, noto per le sue capacità di raccontare oralmente in rima, come nella migliore tradizione delle corti medievali. Durante i quattro giorni della kermesse, nei vicoli e nelle piazze della parte antica della città si faranno rivivere la cultura, le tradizioni, i cibi, i giochi, i profumi, i colori, gli abiti e le atmosfere del mondo medievale.
La manifestazione, ideata da Peppe Natella, è giunta al traguardo dei 3 decenni di vita, facendo registrare ad ogni edizione numeri da record in termini di presenze. Nel nome del suo ideatore, la Fiera continua con la direzione organizzativa della figlia Chiara e dell’intera famiglia Natella.
Sarà un vero e proprio tuffo nel passato tra mercati medievali, rievocazioni storiche, attrazioni, artigianato, degustazioni, mostre, momenti di spettacolo e monumenti aperti. Diversi i siti del centro storico interessati, centinaia gli artisti di strada: per ricreare il clima medievale ci saranno menestrelli, saltimbanchi, giocolieri, trampolieri, mangiafuoco, giullari, cantastorie, artisti di strada, statue viventi.
LA FIRMA DI GIANLUCA FORESI, MAESTRO DI FIERA E DELLE ARTI
La regia della Fiera del Crocifisso è di Gianluca Foresi, meglio conosciuto come “Il giullar cortese”. L’attore e regista orvietano, che da più di 20 anni si esibisce all’interno delle maggiori rievocazioni storiche internazionali, è il maestro di Fiera e delle Arti, coordina con una grande regia l’insieme degli eventi spettacolari nella coerenza del contesto storico medievale. Foresi ha reinventato il personaggio del giullare in chiave moderna.
LA TESSERA DEL PELLEGRINO E LA MONETA DELLA FIERA IN REGALO
Così come ai pellegrini medievali veniva rilasciato l’attestato del cammino compiuto, e come ancora oggi per chi percorre il Cammino di Santiago de Compostela, i visitatori che compiranno l’intero percorso della Fiera, facendosi vidimare una speciale tessera che sarà distribuita loro, riceveranno in omaggio la moneta commemorativa, battuta a caldo nella zecca allestita ad hoc negli stand.
I FALCONIERI DEL RE: L’ARTE RICONOSCIUTA DALL’UNESCO
Alla Fiera interverranno per la prima volta “I Falconieri del Re”, che con falchi, aquile e poiane faranno apprezzare la bellezza dei rapaci ed i voli acrobatici e imprevedibili che questi effettuano. Nel 2010 l'Unesco ha riconosciuto la Falconeria come Bene Immateriale dell'Umanità. Si tratta di un’arte che vide nel colto sovrano medievale Federico II di Svevia un grande estimatore.
Nel massimo rispetto degli animali, I Falconieri del Re si prefiggono di “comunicare la conoscenza il più approfondita possibile nei confronti dei rapaci e del rapporto che l'uomo riesce a costruire con essi, visto il magnetismo che essi suscitano negli uomini, cosi da ottenere anche da parte del pubblico un grande rispetto nei loro confronti”.
I GIULLARI DEL DIAVOLO
Compagnia artistica di livello internazionale, dopo aver portato i suoi spettacoli in varie parti del mondo, approda ora, per la prima volta, a Salerno. Propone spettacoli comici che catturano l’attenzione degli spettatori, coinvolgendoli in un viaggio dove il virtuosismo della giocoleria si accompagna alla parodia e all’improvvisazione comica.
IL DRAGO BIANCO NELLE SPIRE DEL FUOCO
Per la prima volta approda a Salerno l’artista di strada e performer siciliano conosciuto con il nome d’arte “Il drago bianco”. È specializzato nella manipolazione del fuoco e dei metalli, fino a creare con le fiamme un vero e proprio spettacolo della meraviglia. Il suolo cosparso di fiamme e faville lanciate in aria, il fuoco colorato che assume nuove forme. A piedi nudi fra la paura e l’audacia.
BENVENUTI IN PIAZZA GRANDE: IL MERCATO DI MILLE ANNI FA
In Piazza Abate Conforti rivivrà l’appuntamento centrale della vita socio-commerciale del Medioevo, il mercato con merci e mestieri di un tempo: i battimoneta, il lavoro in presa diretta dei cordari, il tornio e la lavorazione dell’argilla, il tombolo macramè, la piccola tessitura, la distillazione dei profumi, la filatura della lana, il cestaio, la ceramica, le pietre antiche.
I GIOCHI QUOTIDIANI DEL MEDIOEVO
Sempre in piazza Abate Conforti, rigorosamente in legno, verranno proposti i giochi del Medioevo, ricostruzioni accurate dei passatempi semplici e ingegnosi che si facevano intorno all’anno mille, coinvolgendo adulti e bambini in attività ludiche che richiedevano anche abilità logiche e consentivano di trascorrere il tempo in momenti di grande aggregazione.
COME DENTRO UN QUADRO CON I TABLEAUX VIVANTS DI TEATRI 35
Oltre ai celebri quadri di Caravaggio, proposti da Teatri 35 di Napoli, specializzati nella tecnica del tableau vivant, saranno offerte delle rappresentazioni inedite, appositamente per gli spettatori della Fiera. I tableaux vivants, comunemente detti quadri viventi, mettono in scena attori, modelli o danzatori che diventano attrezzi e scenografi della messa in scena, ricreando ed evocando quadri o immagini celebri.
LA CUCINA QUOTIDIANA DELL’ANNO MILLE
Si potranno degustare anche le pietanze del tempo, con gli allievi dell’Istituto Alberghiero Virtuoso di Salerno che prepareranno piatti della cucina medievale. Le degustazioni ci saranno sia in Largo Barbuti che presso il ristorante dell’Istituto nei locali della Barra, accanto al Crescent.